[299]. Il Prato asserisce che le entrate ducali ascendessero, nel 1499, a ducati ossia zecchini settecento ottantamila. Il Corio, all'anno 1492, dice seicentomila. Da un MS. gentilmente mostratomi dal chiarissimo signor presidente conte Carli, le ducali entrate allora erano zecchini 424,472; io mi sono attenuto al Corio, supponendo che il minor calcolo comprenda le sole entrate ordinarie. Paragonata poi l'estensione dello Stato d'allora, le opere grandiose che si intraprendevano, con seicentomila ducati, se ne dedurrà una nuova conferma di quello che in più luoghi ho indicato, cioè sul valore de' metalli nobili maggiore assai in que' tempi che non lo è ai giorni nostri. Un uomo con cent'once d'oro oggidì è meno ricco di quello che lo fosse allora uno che ne possedesse cinquanta.
[300]. Vol. I, Miscellanea, num. 14.
[301]. Oltre il Corio, veggasi Gaillard, Histoire de François Premier. — Edizione seconda di Parigi, presso Saillant et Nyron 1769, tom. I, pag. 137.
[302]. Il tesoriere era allora il presidente della camera, e cotesto Landriano, che adulò il duca, fu il medesimo che nel consiglio ducale lo fece acclamare, ad esclusione del legittimo successore.
[303]. Veggasi la Cronaca di Antonio Grumello pavese. MS. del signor principe di Belgioioso d'Este, foglio 19, tergo, e foglio 20.
[304]. MS. di Antonio Grumello, pavese, presso il signor principe di Belgioioso, fogli 22 tergo.
[305]. Dove oggidì stanno i Teatini.
[306]. Quaranta damiselle milanesi, non già dell'inferiore: così il Prato.
[307]. Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare. Da esso Prato, che conservo manoscritto, ho tratti i minuti avvenimenti che ho creduto di non omettere, poichè mostrano il carattere di quel buon principe.
[308]. Perpetuo edicto et inviolabili decreto... statuimus, ordinamus, et lege perpetuo valitura stabilimus.