Il Tempio fabbricato in pietra era intieramente coperto [pg 93] di legno di cedro, aveva 60 cubiti di lunghezza, 20 cubiti di larghezza e 30 cubiti di altezza. Innanzi all'entrata del Tempio, all'Est, si trovava un portico detto ulam, la lunghezza del quale copriva tutta la larghezza dell'edificio. Innanzi a questo portico, si posero due colonne di rame vuote al di dentro, ciascuna delle quali aveva l'altezza di 18 cubiti con 12 cubiti di circonferenza. Lo spessore del metallo era di 4 dita. La colonna che guardava al mezzodì ebbe il nome di Iachin, e quella che guardava il Nord portava il nome di Booz. Queste due colonne unitamente a tutti gli altri oggetti in rame, furono lavorati sotto la direzione di un artista fenicio nomato Hhiram, chiamato espressamente da Tiro, e che era figlio d'un Tiro e di una donna ebrea, della tribù di Neftali. Il portico e le due colonne formavano la facciata del Tempio. Ai due lati e al di dietro dei muri del Tempio, cioè a nord, mezzodì e ovest si addossarono tre piani composti di camere che comunicavano tra loro per mezzo di porte. Questi piani erano destinati al tesoro e alle provviste del Tempio.

Il Tempio era diviso in due parti. La parte anteriore ricevette il nome di Hechal (palazzo) e la parte posteriore ricevette il nome di Debir (Tempio) o Kodesc akodascim (santo dei santi). Quest'ultima parte di forma cubica situata all'occidente, misurava la terza parte dello spazio compreso dal Tempio. Per tutto il tempo che durarono i lavori, 7 anni, non si sentì a battere nè martello nè chiodo entro il Tempio (nel § delle Arti se ne troverà la spiegazione). Tutto il materiale necessario all'edificio veniva preparato altrove nella giusta misura. L'intonaco di legno di cedro che copriva i muri era scolpito di cherubini, di rami di palmizio, di coloquintida e di fiori sbuccianti. Il soffitto era pure fatto intieramente in legno di cedro e il pavimento in legno di cipresso. Tanto l'intonaco che copriva i muri quanto il pavimento erano coperti di una tenace e spessa indoratura. Sopra la parete d'occidente, la quale separava il luogo santo dal santo [pg 94] dei santi, vi era un ornamento d'oro fatto a catena. L'intonaco, gli ornamenti e le indorature del Debir non differenziavano in nulla da quelli dell'Hechal tranne nel pavimento che era in legno di cedro.

L'entrata del Debir era chiusa da una porta a due battenti e fatta di legno d'olivo selvaggio, scolpita ed indorata come l'intonaco dei muri. Una porta uguale chiudeva l'entrata dell'Hechal però in questa i soli battenti erano di legno d'olivo: le tavole erano di legno di cipresso e ciascuna banda era formata di due pezzi che si ripiegavano e si volgevano sopra arpioni d'oro massiccio.

Nulla sappiamo di positivo relativamente alla disposizione del portico. Abbiamo detto che il Tempio era circondato da due cortili o atrii. Quello interno, il solo menzionato nel primo libro dei Re, era circondato d'un muro di tre piani di pietre d'intaglio sormontate da una balustra di legno di cedro. Le sue dimensioni non ci sono note: probabilmente era una specie di rettangolo che circondava tutto il Tempio; ma che era assai più inclinato verso l'Ovest che all'Est.

La parte anteriore di tale atrio doveva essere vastissima, per poter contenere gli oggetti che in esso si trovavano deposti. Nel secondo libro delle Cronache viene chiamato l'atrio dei sacerdoti, appunto perchè i sacerdoti vi esercitavano le loro funzioni; e in Ezechiele si menziona pure una corte grande ossia un atrio esterno che circondava l'atrio interno. L'entrata dei due atrii era chiusa da porte coperte di rame. In questo stesso atrio noi troviamo più tardi parecchie porte in diverse direzioni, e un gran numero d'appartamenti destinati al tesoro, ai sacerdoti e ai leviti di servizio. Una parte di queste porte e di questi appartamenti rimontavano indubbiamente alla costruzione primitiva di Salomone; specialmente poi un portico verso l'Oriente chiamato più tardi: il portico di Salomone.

In mezzo all'atrio interno vi era il grande altare di rame. Il bacino che si trovava al S. O. dell'altare in grazia della [pg 95] sua immensa grandezza, fu chiamato il mare di rame, e riposava sopra dodici buoi egualmente di rame. I fianchi del bacino erano lavorati a forma di calice di fiori di giglio e ai suoi orli correvano due ordini di coloquintida.

Oltre a questo bacino immenso, ve n'erano dieci altri di dimensioni minori che dovevano servire a lavare le differenti parti dei sacrifici, ed erano posati sopra piedistalli di rame ornati di figure di leoni, di buoi e di cherubini.

Nell'Hechal innanzi all'entrata del santo dei santi si trovava l'altare degli incensi, in legno di cedro coperto di lamine d'oro. Il candelabro a sette bracci, e la tavola dei pani di proposizione occupavano il posto identico a quello che tenevano nel Tabernacolo di Mosè, colla differenza che qui si avevano per ciascun lato cinque altri candelabri e cinque altre tavole parimenti d'oro, con sopravi gran numero di tazze, di molle, di pallette, di vasi e di varie altre suppellettili tutti d'oro massiccio.

Entro al Debir non v'era altra cosa all'infuori dell'Arca santa, che probabilmente poggiava sovra un piedistallo, e nella quale stavano racchiuse le tavole della Legge. Due cherubini di legno d'olivo selvaggio coperti d'oro, venivano a congiungersi nel mezzo dell'Arca partendo dalle due sue estremità. Ciascuno d'essi aveva dieci cubiti di altezza, e colle loro ali occupavano tutta la larghezza del Debir e coprivano l'Arca santa. Questa veniva così nascosta a tutti gli sguardi, ed anche quando veniva aperta la porta del Debir non potevasi discernere veruna delle sue parti tranne le estremità delle sbarre che servivano a trasportare l'Arca, e la cui lunghezza superava l'ampiezza della tenda.

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