Erano queste le nostre esercitazioni, le nostre manovre.

Altro originale per disinvolta sfrontatezza era Augusto Merluzzi, ora morto, poveretto!

Passeggiava un dì per il Corso con uno de' suoi compagni: a un tratto questi vedendo passare una botte diè un grido di stupore, la carrozza fu fermata e ne scese un prete, e lì esclamazioni di stupore e domande:

— Ma come mai ti trovi qui? Ed io che ti credevo a Firenze! Che ci sei venuto a fare? — Il povero amico era impacciato e non sapeva che rispondere e balbettava impaperandosi.

Pronto venne in suo aiuto il Merluzzi:

— Viaggiamo per conto della casa A e trattiamo pure qualche affare per la casa B; siamo qui da parecchi giorni e ci tratterremo ancora dell'altro, se la piazza ci offrirà da lavorare....

— O non mi secchi un po' colle sue chiacchiere! interruppe bruscamente il prete. Questi è mio fratello.

Il merluzzo restò baccalà.

I giorni si seguivano l'uno all'altro e noi continuavamo a fare i viaggiatori, gli inglesi, i touristi ma nell'animo nostro volgevano pensieri tristissimi ed un lento scoraggiamento cominciava ad impadronirsi di noi.

Venne finalmente il momento in cui ci fu annunziata imminente la sommossa, ed anzi fummo avvertiti di tenerci pronti perchè alla sera il Comitato ci avrebbe tolti dall'albergo e trasportati in una casa privata.