«Non abbia paura» intervenne Ellery. E con voce pacata cominciò a raccontare tutto quello che lui e Pat avevano scoperto sin dal principio. Gli occhi di Nora si facevano sempre più grandi.
«Ho cercato di dirtelo!» gridò Pat con voce rotta. «Non hai mai voluto ascoltarmi! Nora, perché? »
«Perché non è vero» mormorò Nora. «Forse al principio anch’io lo pensavo… Ma non è vero, non può essere stato Jim; voi non lo conoscete. La gente gli fa paura. Si comporta in un modo tanto strano, ma nel suo intimo è come un bambino. È debole, troppo debole, per fare quello… che voi pensate abbia fatto. Oh, vi prego!» Nora cominciò a piangere e nascose il viso tra le mani. «Gli voglio bene» singhiozzò. «Ho sempre amato Jim; non crederò mai che abbia voluto uccidermi. Mai! Mai!»
«Ma i fatti, Nora» osservò Ellery stancamente.
«Oh, i fatti! Che importanza hanno i fatti? Una donna sente, sa che tutta questa storia è senza senso. So che qualcuno ha cercato di avvelenarmi tre volte, ma sono certa che non è stato Jim!»
«E le tre lettere, Nora, le lettere scritte da Jim?»
«Non le ha scritte lui! Le avranno falsificate.» Nora ansava, ora. «Non avete mai sentito parlare di falsificazioni?»
«E le minacce che ha lanciato contro di lei, il giorno in cui era ubriaco?» chiese Ellery.
«Non si rendeva conto di quel che diceva!»
Nora non piangeva più; combatteva con tutte le sue forze. Ellery ricostruì con lei, passo passo, tutta la storia di quello strabiliante caso, e la ragazza mise in discussione ogni sua argomentazione. Non con altri argomenti. Con la sua fede: una fede adamantina, spaventosa. Alla fine Ellery si trovò a battersi solo contro le due donne.