La schiera dei giornalisti e corrispondenti continuò ad aumentare. Abitavano dappertutto, si vedevano dappertutto, curiosavano dappertutto.
Il signor Ellery Queen osservò amaramente che la città di Wrightsville somigliava sempre più alla fiera della Contea. Nei negozi cominciarono ad apparire dei generi di lusso, i prezzi salirono vertiginosamente; nei parcheggi attorno alla piazza era praticamente impossibile trovare un posto. Dakin dovette mettere in circolazione cinque nuovi agenti per dirigere il traffico e mantenere l’ordine. L’involontaria causa di tutto questo progresso, rimaneva barricata nella sua piccola casa bianca e si rifiutava di parlare a chiunque, esclusi i Wright, Ellery e in seguito a Roberta Roberts. Con la stampa Jim fu inflessibile.
«Fino a prova contraria pago ancora le tasse!» gridò a Dakin per telefono. «Ho il diritto di starmene in pace! Mettetemi un poliziotto di guardia alla porta!»
«Va bene, signor Haight» rispose cortesemente il capo della polizia. E da quel pomeriggio l’agente Dick Gobbin, che negli ultimi tempi era rimasto a guardia della casa in abito borghese, ligio agli ordini superiori si mise in uniforme e divenne visibile. Jim ritornò alla sua reclusione.
«Le cose vanno sempre peggio» riferì Pat ad Ellery. «Jim beve fino a istupidirsi. Anche Lola non ottiene nulla con lui. Ellery, crede che abbia paura?»
«No, non mi pare affatto spaventato. Il suo sentimento è molto più profondo, Patty. Non ha ancora visto Nora?»
«Si vergogna d’andarle vicino. Nora minaccia di saltare dal letto e di andarlo a trovare personalmente, ma il dottor Willoughby dice che, se fa una cosa simile, la manda all’ospedale. Ho dormito con lei ieri notte. Ha pianto quasi continuamente.»
«Crede sempre che suo marito sia innocente?»
«Naturalmente. E vorrebbe che si difendesse. Dice che, se solo potesse parlargli, lo convincerebbe a resistere a tutti gli attacchi. Ha visto che cosa scrivono quei maledetti reporters sul conto di Jim?»
«Sì» sospirò Ellery.