Pat stava seduta molto rigidamente.

«Anche tu mi sei mancato, in fondo.»

Santo cielo! Non aveva previsto che le cose dovessero andare così. Ma era difficile affrontare Cart a quel modo, sola, con lui, per la prima volta dopo tanto tempo… era difficile trattenersi dal pensare… dal sentire…

«Ho sognato di te» fece Cart con una risata imbarazzata. «Sono molto sciocco?»

«Su, Cart, sai benissimo che lo dici per essere cortese. Non ci si sogna della gente. Non nel modo che intendi, almeno. Ci si sognano animali strani col naso lungo lungo.»

«Sognare o non sognare, è sempre la stessa cosa. Ma io vedo continuamente il tuo viso, non so perché. Non è un viso meraviglioso. Ha il naso buffo e la bocca più grande di quella di Carmen, e guardi la gente tutta di fianco, come un pappagallo…»

Un attimo dopo, Pat era nelle braccia di Cart, e tutto somigliava a un dramma di spionaggio, eccetto che lei non aveva immaginato il copione proprio così. Il bacio doveva venire dopo… come ricompensa per Cart che aveva saputo sacrificarsi con tanto stile, con tanta cortesia. E anche il battito disordinato del suo cuore non era nel copione. Le labbra del giovane erano sulle sue, e premevano forte, sempre più forte.

«Cart, no; non ora» mormorò Pat cercando di respingerlo. «Amore, ti prego.»

«Mi hai chiamato amore! Oh, Pat, come hai potuto prenderti gioco di me durante tutti questi mesi, facendoti vedere in giro con quello stupido di Smith…»

«Cart» gemette Pat «ho bisogno di parlarti, prima.»