«Pat» sospirò Cart, profondamente infelice. «Non posso. Lo sai che non posso.»

Pat si sentiva morire, eppure le parve che una seconda personalità la costringesse a saltare in piedi e gridare contro Cart:

«Non sei altro che un piccolo politicante egoista! Tu vorresti vedere morire me, Jim, papà, mamma, Nora, tutti, pur di fare carriera! Già, questo è un caso importante! Dozzine di giornalisti di tutti gli Stati d’America vi assisteranno! Ci sarà il tuo nome, forse la tua fotografia, sui giornali! Pensa alle didascalìe: “Il giovane e coraggioso Procuratore Distrettuale dice che…”. Sei odioso, sei un cacciatore di pubblicità!»

«Ho pensato anch’io a tutto questo, Pat» rispose Cart con una strana mancanza di risentimento. «Non posso aspettarmi che tu mi capisca…»

Pat ebbe una risata amara.

«Se non assumerò io questa carica…» continuò il giovane «se io darò le dimissioni e qualcun altro prenderà il mio posto, quel qualcuno sarà molto meno leale verso Jim. Se io sarò all’accusa, Pat, puoi essere sicura che Jim sarà giudicato secondo giustizia…»

La ragazza corse fuori dall’ufficio. In fondo al corridoio, di fronte all’ufficio del Pubblico Ministero, seduto sopra una panchina, il signor Queen era in paziente attesa.

«Oh, Ellery!»

L’investigatore disse gentilmente:

«Povera bambina. Andiamo a casa.»