«Jim?»

«Oh, buongiorno» fece Jim voltandosi. «E buona Pasqua.»

«Jim…» cominciò di nuovo Ellery accigliandosi.

Esitò, poi si fece forza e, con molto tatto, prima gli disse della bimba, poi della morte di Nora.

«Non è riuscita a superare la crisi. È spirata serenamente» concluse Ellery.

Ad un tratto l’investigatore balzò in piedi esclamando:

«No, Jim; un momento, figliolo!»

Ma Jim si era aggrappato alle sbarre come un’enorme scimmia e le scoteva violentemente.

«Lasciatemi andare, lasciatemi uscire!» gridava. «Maledetti tutti! Devo andare, devo correre da Nora! Fatemi uscire di qui!» Agli angoli della sua bocca comparve un velo di schiuma bianca.

Quando il dottor Crosby arrivò con la sua valigetta nera, trovò Jim Haight disteso sul pavimento e il signor Queen inginocchiato sul petto di Jim che gli teneva ferme le braccia con forza non priva di dolcezza. Jim urlava ancora, ma le sue parole non avevano più alcun senso. Il medico gli lanciò una rapida occhiata e afferrò una siringa.