Patricia mitragliò con lo sguardo il giovanotto, poi, in tono contrito, disse a Ellery:

«Non si formalizzi per i modi di Carter. In realtà ha ricevuto una buona educazione, ma il continuo contatto coi delinquenti…»

Nora mandò un grido. Jim Haight stava sulla soglia. Aveva il vestito sgualcito e la camicia bagnata di sudore. Sembrava uno che avesse corso all’impazzata sotto un sole cocente. Il viso di Nora faceva pensare a un cielo tempestoso.

«Nora!»

Un rossore intenso si diffuse sulle gote della ragazza. Nessuno si mosse. Nessuno disse una parola.

Nora si slanciò verso il nuovo venuto. Per un attimo, Ellery credette che volesse aggredirlo in un accesso di collera, poi si accorse che non era adirata. Sembrava soltanto che avesse paura, la paura di una donna che da tempo si era rassegnata a vegetare e che di colpo si trovava alle soglie della felicità.

Nora passò accanto a Jim e volò su per le scale. Jim Haight assunse un’espressione esultante, poi le corse dietro. Silenzio. Le statue viventi, pensò Ellery. Si passò un dito nel colletto e lo ritirò bagnato di sudore. I coniugi Wright si dicevano molte cose in segreto, con gli occhi, come sanno fare un uomo e una donna che hanno vissuto insieme per trent’anni. Pat fissava il vuoto e ansava visibilmente; a sua volta Carter fissava Pat come se quello che stava accadendo tra Jim e Nora si fosse, in un certo modo, confuso nella sua mente con ciò che stava accadendo tra lui e Pat.

Più tardi si udì un po’ di tramestìo al piano superiore, il rumore di un uscio che si apriva e si chiudeva, uno scalpiccio sulle scale. Nora e Jim riapparvero.

«Ci sposiamo!» annunciò Nora.

«Subito» soggiunse Jim con voce aspra e in tono di sfida. «Subito, avete capito?»