—Poveretto…. è vecchio ed infermo.

—Ebbene, farò io quel che non può far lui.

—Cioè?

—Tutte le sere, se voi me lo permettete, verrò a prendervi al magazzeno e vi restituirò nelle sue braccia.

—Nossignore, nol permetterò.

—Voi non avete amanti, mi diceste.

—E non ne avrò mai.

—Non fate così; sentite, voi siete molto bella, vedervi chi ha un cuore in petto, bisogna che v'ami; ebbene, io l'ho questo cuore, vi vidi e v'amai. Sareste voi tanto cattiva da respingere l'amor mio? Noi ci vedremo tutti i giorni, pensate alla felicità di quei momenti che passeremo insieme uniti coi dolci legami di un puro affetto.

—Ma mio Dio, bisogna lasciar fare all'amore chi ne ha il tempo; noi ragazze del popolo non possiamo. È vero che per prendere marito è necessario farsi l'amante, ma però non andiamo per le lunghe, noi; s'egli è bello, s'egli è buono, se ci conviene insomma ce lo sposiamo e buona notte, altrimenti alle sue prime dichiarazioni gli si fa capire che non fa per noi, ed in tal modo, vedete, schiviamo quegl'infiniti dispiaceri, che come si legge sui libri, colgono sempre chi ha troppa fiducia nell'amore.

—Ebbene, insistè nuovamente il damerino, ditemi una parola, ed io domani, questa sera istessa vengo da vostro padre e vi chiedo in isposa.