«Nella breve ora della sua agonia, mentre al capezzale io disfogava in lagrime il dolore dell'imminente perdita, la moribonda dopo d'avermi dato quei saggi consigli che l'esperienza le suggeriva, mi disse con voce solenne:
«—Datti pace, figlia mia, poichè se la morte inesorabile ti toglie la madre, ti rimane però sempre il padre tuo, che t'ama tanto. Egli giace infermo, ma rammentati che quel miserando stato lo deve ai disagi sofferti ed alle ferite ond'è crivellalo il suo corpo, toccate sul campo della gloria. Tu lo sai, egli è veterano dell'armata di Pasquale Paoli, fu compagno a quel valoroso principe tanto nella prospera come nell'avversa fortuna, combattè con lui tutte le battaglie dell'indipendenza della Corsica; onde tu vedi ch'egli è degno di tutto il tuo rispetto. Io era l'unico sostegno della mia famiglia, e fra pochi momenti non sarò più; guai se tuo padre si vedesse perciò costretto a rivolgersi alla pubblica compassione; tu non sai qual'anima altera racchiude il suo corpo malaticcio; a te adunque il sacro obbligo di vegliare al suo soccorso, soddisfare con onesti guadagni i suoi molti bisogni, e far in modo ch'egli non abbia a rimpiangermi troppo sovente. Dall'alto del cielo io veglierò su te, pregherò Iddio onde ti guardi da ogni sciagura, ed allorquando lassù ci rivedremo, fa ch'io possa dire abbracciandoti: figlia mia, tu hai compiti saggiamente i tuoi doveri.
«Commossa dalla solennità del momento, io giurai sagrificarmi tutta intera alla felicità di mio padre, ed onde nessuno mi togliesse quell'affetto che a lui solo voleva consacrare, feci voto di vivere fanciulla al di lui fianco, sin che a Dio piacesse chiudere i suoi occhi al sonno eterno.
«Voi vedete adunque, mio signore, ch'io non posso accettare la vostra proposta; manterrò i miei giuramenti, poichè mi fu detto che
È la sventura
Retaggio eterno della spergiura.
«Ora, continuò la giovinetta fermandosi vicina ai Portoni di Porta Nuova, permettete ch'io vi ringrazi del disturbo che vi siete preso; io abito in questa casa, mio padre n'è il portinaio, ed egli mi attende; dunque, buona notte!»
E fatto un grazioso inchino, leggera come una silfide mezza donna e mezza nube, senza neppur dar tempo all'incipriato ganimede di rispondere una parola, ratta fuggì sotto l'atrio della porta.
Ma il giovinetto, che quell'addio così asciutto non gli andava troppo a sangue, sperando inoltre di vincere con altri argomenti i sensi troppo severamente onesti della leggiadra fanciulla, la seguì correndo, e cintole colle braccia l'esile corpicino, stava per deporre un bacio su quella candida fronte; ma la ritrosa dibattendosi stizzita, svincolossi con qualche sforzo dall'amplesso ardito, lesta aprì l'uscio che metteva al portinaio, e lo rinchiuse sul naso del giovinotto.
Egli la vide gettarsi nelle braccia d'un vecchio adagiato immobile sur un ampio seggiolone, e baciarlo ripetutamente in volto.
Con occhio invido contemplò quella scena d'amore; che non avrebbe dato per uno di quei baci? Indi comprendendo che nulla più aveva a sperare, si tolse di là molestato da mille diversi pensieri.