Fu nel 1714 in forza dei trattati di Utrecht e di Rastadt che la nostra Lombardia da lunghi anni soggetta agli Spagnuoli passò sotto il dominio dell'Austria; e gl'italiani credendo mutar destino col mutar di padrone applaudivano al nuovo signore.

Povera Italia, che dopo d'aver tracciati fasti luminosi sul libro della storia, dopo d'aver tenuto per lunga stagione in suo pugno i destini del mondo intero, or si vedeva avvinta in mille diverse catene, doveva ubbidire sommessa a mille diversi padroni.

L'Austria voleva unire per sempre la nuova terra all'impero ed a questo scopo tentò ogni mezzo per legarsela con vincoli d'amore; incominciò quel gran lavoro di assimilazione che se gli riuscì in Ungheria ed in altri paesi gli doveva fallire completamente in Italia.

Abolì balzelli immorali, frutti dell'ingordo dispotismo spagnuolo, che colpivano il povero nei bisogni più urgenti della vita; stese una mano protettrice alla snervata industria, alla languente agricoltura tentando risorgere la Lombardia a quell'importanza industriale ed agricola che sempre aveva goduta in Europa—e seminando benefici l'Austria ne raccoglieva frutti di riconoscenza.

Ma non mancavano però coloro che comprendevano come la tigre pe' suoi feroci fini abbia facoltà di rendere la sua branca gentile quanto la mano d'una vergine, che comprendevano insomma come non si cercasse che di renderci leggiere le catena del più ignominioso servaggio.

Erano coloro che dovevano tenere accesa la sacra fiamma di libertà in quegli anni di schiavitù.

Fra questi nobili patrioti era il conte Sampieri.

Amantissimo della patria, di carattere energico ed intraprendente, di bello ingegno si era fatto nel 1764 iniziatore d'un comitato segreto scopo del quale far pratiche con Carlo Emanuele III Duca di Piemonte, onde unire colla rivoluzione la Lombardia a quella provincia.

Il sommo pensiero del conte Sampieri era l'unità d'Italia sotto lo scettro d'un re italiano; nobile aspirazione che doveva costare più tardi immensi sacrifici.

Il comitato erasi guadagnato molti giovani milanesi ardenti sempre e volonterosi quando trattasi della patria.