—Tanto meglio. E di', Martina, come si chiama l'innamorato?

—Sì, sì, parla.

—Si chiama… Miccio.

—Miccio! Oh, che brutto nome, gridarono tutte in coro.

—Ed appartiene alla famiglia rispettabile dei… quadrupedi.

—Burlona!

—Sissignore, giacchè l'amante in questione al quale voi prendete sì grande interesse non è altro che un bel gatto soriano, domestico e affezionatissimo alla nostra biondina.

—Questo alle curiose!

Un altra sonora risata fu ripetuta dagli echi della via.

—Ih, che fracasso Madonna santa, borbottava Agata la vecchia zitella, ma che diranno i vicini, che direbbe la maestra se mai vi udisse! La prenderà con me, già son sempre io che porto la pena delle vostre bardassate. Tutte le sere allorquando torno di sopra, Agata, Agata, la mi brontola sempre, le ragazze fanno troppo strepito, ne parleranno tutti, verranno dei lamenti e tu che fai in mezzo ad esse? Gli è che non sei capace di tenerle al dovere oppure ti associ anche tu alle loro pazzie? In ogni modo bada bene poichè io non sono al caso di mantenere una donna che mi sia utile a nulla.—Capite? per causa vostra arrischio di essere cacciata di casa, d'essere abbandonata sulla strada ed alla mia età non si trova facilmente di che guadagnarsi la vita. Andiamo adunque, da brave, il tempo va acquietandosi, cogliete l'occasione e ritornate tranquille alle vostre case; avreste forse paura d'un po' d'acqua?