Queste parole scossero il povero innamorato che guardò Gervaso come chi implora una grazia.
—Almeno ditemi voi se questo vostro proposito sia irrevocabile, disse la Direttrice interrogando Flavio.
—Lo è pur troppo signora, rispose questi facendo un immenso sforzo su sè stesso, bisogna che mi rechi in giornata da' miei parenti.
—In allora, esclamò la Direttrice con voce che pareva commossa, quantunque a malincuore, lo confesso, vi lascio libero della vostra volontà.
Flavio partì colla disperazione nell'anima.
—Ed ora a noi, o signora, proruppe Gervaso assumendosi un'aria severissima sapete chi sia quel giovinetto che da un mese ricoverate in Collegio ed al quale avete commessa l'istruzione delle vostre educande? Sapete qual'era il suo scopo in questa casa? Dite, povera illusa!…
—Mio Dio spiegatevi, le vostre parole mi spaventano.
—Nell'età in cui le passioni sono un torrente che non conosce argini che tutto trascina nel rapido suo corso, quel giovine vide una fanciulla bella come un angelo ed alle vostre cure affidata perchè lontana dal mondo crescesse pura, intemerata, nelle pratiche della virtù. Egli se ne invaghì; ardente giura di palesarle il suo cuore alla fanciulla, ma come riuscirvi? ella è rinchiusa nel vostro collegio. Non si perde d'animo; essendo ricco e nobile mette in opera tutto il suo ascendente e riesce a farsi accogliere da voi in qualità di maestro di disegno. Allora vedeva la fanciulla, s'intratteneva seco lei in amorosi colloqui e voi ignoravate tutto. Sapete signora chi era la povera inesperta che colla fiducia della vergine apriva il suo cuore alla seduzione? Era Erminia, la mia povera Erminia. Ecco s'io non aveva il diritto di domandarvi conto della sua felicità perduta.
—Possibile! esclamò la Direttrice; e quell'ottima donna ne fu tanto dolorosamente colpita che priva di sensi sarebbe caduta se papà Gervaso non s'affrettava a sorreggerla nelle sue braccia.—Ingannata, ingannata in un modo così indegno, ripeteva colle lagrime agli occhi, lasciar sedurre un angelo nella mia casa istessa e non accorgermi di nulla. Oh le infami seduzioni del mondo… oh il mio onore perduto.
—Voi con potete comprendere, disse Gervaso, le traccie indelebili che lasciano le passioni in quel cuore ardente. Essa ama quell'uomo e lui è ricco, è nobile capite, non potrà mai farla sua. Erminia io la conosco, soccombe ma non dimentica…