Eravi una libreria che Maddalena aveva fornita d'ottimi libri fattisi indicare dalla stessa Direttrice del collegio, ed un pianoforte con buon corredo di scelta musica.

Voleva che sua figlia ritornata presso di sè non mancasse di quei comodi che aveva sempre goduti in pensione.

—Non sarà forse elegante la tua stanzetta come quella che hai finora abitata, le diceva amorosamente, ma qui ci sarò io a prevenire ogni tuo desiderio, a farti bella la vita colle mie premure, col mio amore. Povera bambina! e perchè non iscrivermi che ti era venuto in uggia il collegio, che volevi ritornare a casa tua? Oh io mi sono accorta subito della malinconia che ti struggeva, le tue lettere non erano più quelle d'una volta non avevi più per me quelle tenere espressioni che mi facevano pur tanto contenta. Tuo padre mi replicava di non badarci. Sarà qualche contrarietà, qualche freddura fra loro compagne, diceva lui; ma io non era quieta io, il cuore mi aveva convinta che tu soffrivi. Gli è per questo che una mattina mi son messo l'abito della domenica risoluta di venirti a vedere e parlarti; e se non c'era papà Gervaso ci veniva veh! Cosa vuoi, ha incominciato a dirmi che aveva fatto promessa di non porre piede in quel collegio, che l'avrei umiliata in faccia a tutte palesandoti figlia d'una povera donna… e mi sono rassegnata a lasciarlo partir lui. Che bravo Gervaso se ha fatto bene a ricondurti a casa; Oramai ti sei fatta grande, sei bella, ben educata, dunque è tempo che tu entri nel mondo. E qui sarai felice, lo devi essere, vedrai, vedrai la mia Erminia; andremo al corso, al teatro, tutto quello che ti piacerà… basta che tu ami la povera mamma!

—Ma come non amarti, rispondeva commossa la giovinetta, tu così buona, così amorosa!

E gettatesi contemporaneamente le braccia al collo madre e figlia, strette in un tenero amplesso piangevano insieme lacrime di tenerezza.

La madre! Oh i dolci ricordi che questo nome onninamente caro ci evoca nel nostro cuore!

Se noi riandiamo colla mente i begli anni della infanzia noi la vediamo ancora la madre china sulla nostra culla compiacersi del suo gentile portato, sorriderci l'ineffabile sorriso dell'amore.

Noi la vediamo, lieve cullandoci sulle ginocchia guidare le nostre manine al cielo, farcì conoscere Dio col mostrare le stupende sue opere e fra le carezze e i baci, insegnarci a balbettare quel nome che la empie di santa letizia,—mamma.

Chi non si sovviene le lagrime piante sul di lei seno, perchè tutti devono piangere quaggiù, i suoi amorevoli conforti e l'indulgenza, forse soverchia, nel perdonarci i primi falli e i germi d'una religiosa morale provvidamente sviluppati nei giovani nostri cuori?

Chi ha dimenticati i sacrifici durati, forse gli stenti patiti per porci all'elevatezza dei tempi con una completa istruzione, con una educazione completa?