Con minor fierezza, anzi con una mellifluità quasi canzonatoria, il rappresentante di cotesto principe alla buona, ch'era un uomo di spirito oltre ad esser un dotto, e a cui la matematica aveva appreso l'equazione fra la politica e il buon senso, al Ministro d'Austria che pretendeva 300,000 scudi per non so quali crediti vantati dall'Imperator d'Austria, rispose:
— Eccellenza, si potrebbe disputare se S. M. debba avere questi quattrini; ma si perderebbe tempo, perchè tanto io i 300,000 scudi non li ho.
— Ma S. M. l'Imperatore li vuole....
— Eccellenza, e se a S. M. l'Imperatore saltasse in testa di volere da me 300,000 elefanti? Io non potrei che rispondere: Eccellenza, non li ho.
— Ma io debbo scrivere a Vienna....
— V. E. scriva che il ministro Fossombroni è sempre pronto a compiacere S. M. l'Imperatore, qualunque sia la cosa che si degni di chiedergli; ma che per il momento si trova a corto così di scudi come di elefanti. —
Un altro aneddoto che dipinge l'uomo. Il suo segretario particolare (allora si chiamavano più modestamente commessi fiduciari ) gli portò un giorno molte carte da firmare; e poi — come successe più tardi a un ministro di Vittorio Emanuele famoso per le sue distrazioni — scambiando il calamaio col vaso del polverino, macchiò d'inchiostro tutti quei fogli. L'impiegato rimasto di sale, si lasciò scappare un:
— E ora?
— E ora, — rispose con l'usata bonarietà il ministro Fossombroni, — si va a desinare.
— Ma, e gli affari?