Tutti un comun delirio ha travagliato;
Errammo tutti!
Il Sercognani forse non volle lasciarsi Rieti alle spalle; l'Armandi contro le forze preponderanti dell'Austria credette ridicolo osare; il Vicini credette di vincere la causa, riallacciando la rivoluzione presente a tradizioni rivoluzionarie, e forse Massoniche locali, perchè lo Zamboni, il martire Bolognese del 1794, avea su per giù ne' suoi proclami dette le stesse cose.
E perchè mai la Rivoluzione del 1831 non cercò afforzarsi, estendendosi alla Toscana, ai Ducati, come avea progettato il povero Ciro Menotti, che era un uomo d'affari e non un avvocato? Perchè, oltre al chiodo fisso del non intervento, la Rivoluzione del 31 fu, risponde Cesare Albicini, in un suo bello studio su Carlo Pepoli, fu da Bologna sino a Rieti, una riscossa di Municipii, come quella del 48 fu una riscossa di Stati, e quella del 59 una riscossa dell'intiero popolo italiano. Evoluzione progressiva, teoria Darwiniana, forse troppo più scientifica e arguta, che non comportino le arcane e imprevedibili selezioni della storia.
Ad ogni modo credo potersi concludere che una rivoluzione, la quale scese di palazzo colle tasche vuote e le mani nette; che a Rimini ebbe in articulo mortis il suo battesimo di sangue in faccia agli Austriaci, affrontando i loro cannoni con le picche e i fucili da caccia, non merita nè condanne, nè ironie, nè dispregi; e credo di più, che se in Bologna le generazioni seguenti non si accasciarono sotto il peso della doppia tirannia Pretesca ed Austriaca, molto è dovuto a questo buono e quasi domestico ricordo per tutti della Rivoluzione del 1831.
SANTORRE SANTAROSA
MORTO PER LA LIBERTÀ DELLA GRECIA NEL 1825
CONFERENZA DI ISIDORO DEL LUNGO.
Signore e Signori,
La lettura che io sono per farvi si compone di pensieri e di sentimenti, più che miei, dell'uomo stesso a cui la consacro. Io farò poco altro che consertare insieme pagine sue,[1] o di amici suoi, delle quali le più intime sono venute a luce la maggior parte in questi ultimi anni, e da esse si rivela e l'uomo e il patriotta: l'uno e l'altro degni di tal reverenza, che pochi esempi possono dalla storia del nostro Risorgimento proporsi alla gioventù italiana, più efficaci a ispirarle magnanimità di sensi e di opere, severità di propositi, alto concetto di quanto ciascun uomo deve a' suoi simili, ciascun cittadino alla patria. Evoco dinanzi a voi la nobile figura di un Eroe del Risorgimento italico che lo è altresì del Risorgimento ellenico. La rivendicazione della libertà greca dalla barbarie mussulmana occupò fra il 1821 e il 29 una pagina lieta e gloriosa nel triste libro delle umane vicende, che oggi altre mani riaprono pur a quella pagina (piacesse a Dio che fosse per segnarvi senz'altro la santa parola Giustizia!): e quel 1821 è altresì la data dei primi moti italiani per le riforme liberali e l'indipendenza nostra dall'Austria. Nel 25 Santorre Santarosa moriva, precursore di Giorgio Byron, per la libertà della Grecia, poichè gli era fallito di operare per la grandezza d'Italia. Questo è l'uomo del quale io vi parlo, e che faccio parlare dinanzi a Voi.