Si reca a Ginevra, poi a Lione, poi in Corsica, poi a Marsiglia. E di là scrive la lettera a Carlo Alberto: là riprende l'antico disegno meditato nel carcere di Savona, la fondazione della Giovine Italia.

La Giovine Italia doveva seguire vie differenti dalla Vecchia Italia, che egli vedeva attraverso a Filippo Buonarroti ed ai Carbonari.

Quindi non v'immaginate simbolismo, non cerimonie tremende, terrorizzanti solo gl'ingenui, non un'interminabile gerarchia; non voleva riprodurre ciò che già v'era e che l'aveva fatto sorridere: ricordava le commedie di cui era stato testimone; dalla pistola che doveva esplodere e non esplodeva alle riunioni de' congiurati chiusi ne' loro neri mantelli, che, al tocco della campana di mezzanotte, si riunivano per proclamare la punizione d'un rivelatore di segreti, e via via fino alle scene nella prigione di Savona, in cui il Da Passano, percuotendolo sulla testa, l'aveva iniziato non so a quale suprema dignità.

Due gradi soli: iniziati e iniziatori: gl'iniziati non avevan facoltà di affiliare; gl'iniziatori. Congreghe, nome desunto da' ricordi di Pontida, i nuclei di direzione: un comitato centrale all'estero per dirigere l'impresa e stringere vincoli fra l'Italia e gli elementi democratici stranieri. In ogni città un ordinatore: i viaggiatori mettevano in rapporto gli affiliati col Comitato centrale. Simbolo dell'associazione, un ramoscello di cipresso; il motto: Ora e sempre; la bandiera, il tricolore italiano; da un lato la scritta Libertà, Uguaglianza, Umanità, indicanti la missione internazionale italiana; dall'altro Unità, Indipendenza indicatrice della missione nazionale. Dio e l'Umanità formula per le relazioni esterne: Dio e il popolo per i lavori riguardanti la patria.

Vedete che, più che un'associazione politica, la Giovine Italia è sistema religioso e morale. Nella mente del Mazzini non doveva essere setta o partito, ma credenza e apostolato: doveva chiudere il periodo delle sètte e iniziar quello dell' associazione, d'una vita operosa e rigeneratrice.

Le idee della Giovane Italia eran palesi e pubblicate in un giornale che portava questo titolo.

In quel giornale il Mazzini scongiurava la gioventù d'Italia a tralasciar di scrivere inezie e canzoni d'amore e rivolgere invece la letteratura a promuovere l'utile del popolo con sacrificî d'ogni genere: a cominciare dall'istruzione elementare, a diffondere l'insegnamento popolare, a viaggiare, a portar di paese in paese, di villaggio in villaggio, sui monti, alla mensa del coltivatore, nelle officine degli artigiani l'educazione, la persuasione delle sante parole di libertà. Dio e il popolo! Ecco la formula mazziniana. Il popolo è l'eletto di Dio a compiere la sua legge, legge d'amore, d'eguaglianza, di emancipazione universale.

Era una religione nuova! E il codice della Giovine Italia, dettato in stile biblico, rassomigliava ad un codice religioso. La gioventù che aveva sete d'ideale amò questa Etaria Italiana: e, come sulle orme del fraticello d'Assisi cresce la gente poverella,

Dietro allo sposo; sì la sposa piace,

crescono ogni giorno, si affratellano gl'iniziati della Giovine Italia, gli scritti si propagano; da Marsiglia, chiusi dentro botti di pece, i fascicoli della Giovane Italia arrivano nella Penisola; son ristampati da tipografie clandestine, si moltiplicano: le polizie ne hanno sentore, raddoppiano la vigilanza, le spie; si dissuggellano le lettere per scoprire le fucine rivoluzionarie.