«Ebbene (scrive allora al Melegari), quello che essa ama in me è la mia fede, il mio amore per l'umanità, per la patria, i miei scritti, la costanza nell'opera intrapresa:... se, per ridarle la pace, voi dovete spogliarmi a' suoi occhi di tutte le mie qualità, strapparle l'aureola di poesia di cui mi circonda, fatelo!»
Signore, questi sono drammi psicologici, sono battaglie interne, dalle quali si può escire vittoriosi, ma si esce sfiniti, ma si esce col cuore straziato!
Il Mazzini esercita quel fàscino che sulle anime gentili esercitano tutti coloro che combattono per una grande idealità: Giorgio Sand lo chiama fratello; vuole che le porga la mano: «Son malata moralmente e fisicamente; ho bisogno di consigli che non ho osato domandare a nessuno, e che voglio da voi!» Ed egli traduce le Lettere d'un viaggiatore, libro che gli era stato come amico e consolatore; scrive la prefazione alla traduzione inglese, proclamando la Sand «la migliore fra le nostre sorelle a cui Dio ha concesso il genio che a lui manca.»
Margherita Fuller, americana, l'amica di Emerson, la nobile donna che curò i feriti alla difesa di Roma, esclama: «Ah! Mazzini, Mazzini! Avrò io l'onore di rappresentare al mondo quanto siete grande?»
Signori, è impossibile, sì mi spinge il lungo tema, ch'io vi accenni, sia pure a larghi tratti, tutta la vita del Mazzini. Fino al 1848 segue un cammino ascendente; è il profeta in cui tanta parte di gioventù ha fede. Appare quel che appariva al comandante la fortezza di Savona — quando guardato a vista gli faceva conoscere di saper tutto quello che avveniva nel mondo — una specie di mago, di genio, di taumaturgo!
Una poesia popolare, credo del Dall'Ongaro, cantava:
Se volete saper dov'è Mazzini
Domandatelo all'Alpi e agli Appennini.
Mazzini è in ogni loco ove si trema
Che giunga ai traditor l'ora suprema.