esclamava romanamente il povero contino di Recanati, dopo aver da poco dismesso l'abito di seminarista. Poi disperò di tutto e di tutti; o forse credè disperare? Quel dolore mondiale bene il Mazzini vide che celava la ferita profonda d'un dolore personale, ferita esulcerata dalle sorti della patria. Alla quale a ogni modo diede il Leopardi anche i canti pel monumento a Dante, per Angelo Mai, per le nozze della sorella Paolina, per un vincitore nel pallone: augurandole uomini e donne forti, e animatori al bene gli esempii de' grandi nel passato, i conforti de' migliori nel presente. Fin quando, esausto dal male, si diè a deridere nell'allegoria de' Paralipomeni la rivoluzione napoletana del 1820-21, nel narrare la morte eroica di Rubatocchi, dinanzi a quel topolino che si sacrificava alla patria ei fu vinto dal fantasma della virtù che aveva fatto sconfessare da Bruto, e a lei si volse con l'apostrofe fervida: — Santa Virtù! — dove Virtù val quanto Amore di patria. Onde Alessandro Poerio, che doveva morire di piombo austriaco, difendendo egli napoletano Venezia, nel piangere la morte del Leopardi, bene a ragione lo esaltava poeta della patria comune e magnanimo consigliere de' futuri soldati d'Italia; e bene a ragione le polizie proibivano que' canti ribelli e perseguitavano chi li possedesse.
Dal canto suo il Manzoni, con modi e intenti, in tutto il resto, diversi; e già accennai ad alcune delle sue poesie dal Trionfo della Libertà in poi. Chi tanto ammirava l'Alfieri da sdegnarsi, pure amando il Monti, che altri osasse metterli a pari, s'era nel 1814 levato su, in una canzone, contro la memoria delle guerre di Napoleone che aveva tratti fuor d'Italia, per una causa non loro, gli Italiani; e aveva detto, egli il Manzoni, ciò che poco dopo dirà con simile pensiero il Leopardi:
Oh giorni! oh campi che nomar non oso!
Deh! per chi mai scorrea
Quel sangue onde il terren vostro è fumoso?
O madri orbate, o spose, a chi crescea
Nel sen custode ogni viril portato?
Era tristezza esser feconde e rea
Novella il dirvi: un pargoletto è nato.
E al proclama del Murat, l'anno dopo, quel proclama in cui si suscitava dalle Alpi allo stretto di Scilla l'Italia tutta alla indipendenza, aveva dato la canzone, che pur gli rimase interrotta dagli eventi, in cui affermava: