Partirò, partirò, partir bisogna
Dove comanderà il nostro sovrano.
Chi prenderà la strada di Bologna,
Chi anderà a Parigi e chi a Milano!
E le strofe tristissime finiscono sempre col ritornello che pare un singhiozzo: «Dio, che partenza amara!» E la esclamazione amarissima ci fa correre con la mente ai versi di Giacomo Leopardi, quando lamenta il fiore della gioventù italiana mandata a morire fra i ghiacci delle «rutene squallide spiagge» senza nemmeno il conforto di poter dire alla cara patria lontana:
La vita che mi desti, ecco ti rendo,
poichè i prodi figliuoli d'Italia morivano, non per essa, ma per i suoi tiranni, per «coloro che la uccidevano!»
Insomma, nel Quarantotto abbiamo una serie interminabile di poesie popolari, delle quali credo che non metta conto intrattenervi: canzonette, canzonucce e canzonacce. In quella immobile gora però, noi vediamo fiorire come una bianca e bella ninfea. È la canzoncina toscana:
Addio, mia bella, addio,
L'armata se ne va....