Indòve l'occhio tuo nun po' vvedè
Ssi cce n'è un po' de meno o un po' de ppiù,
Quint'azzecca, Matteo, quanto sce n'è.
Co' le donne hai da fa ccome fai tu
Quanno bbevi favetta pe' ccaffè:
Striggni le labbra e bbon zuàr Monzù.
Per concludere, i sonetti del Belli costituiscono una enciclopedia romanesca; pensieri, sentimenti, costumi, frasi; satira religiosa e satira politica, satira di borghesi e satira di plebe: chiesa, governo, arti, mestieri, pregiudizi: ignoranza e rozzezza popolare, pettegolezzi di vicinato, dolcezze di famiglia e crudeltà di coltello, sentimento della natura, psicologia pratica, moralità e sfrenata licenza; tutto è osservato, raccolto, vivificato dall'arte. La storia e la cronaca sono inquadrate nei loro episodi e nei loro aneddoti; la rivoluzione e il colèra. Don Marino e il dragone ubbriaco, la morte del Pinelli e del Mucchielli, i trionfi della Bettini, della Cerrito e della Grisi; Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, è il Cardinal Tosti e il Cardinale Lambruschini, la scandalosa causa Cesarini, il Canova, i pranèzi degli Arcadi, la pubblica colletta pel terremoto, l'abusivo passaggio della carrozza cardinalizia attraverso il cammino del Papa e gli sdegni di Gaetanino Moroni, la Madonna dell'Arco de' Cenci, l'editto dei doni vietati fra amanti, il Cardinal De Simone e la casa di piacere scoperta, tutto è rammentato e rappresentato.
Cotesta vita palpitante, nella sua varietà, dal pianto al riso, risorge innanzi alla fantasia con tal forza di carattere e classica semplicità di forma da parere opera di natura, anzichè d'arte. E però il Belli, che pur deve alla plebe romana la sua gloria, è passato ai futuri come uno dei maggiori poeti nostri del secolo: la vita romana dal 1830 al 1848, già così lontana da noi e morta per sempre, vive e vivrà, com'egli prediceva, nel monumento dell'arte, per opera sua.
NOTA.
Chi desiderasse conoscere la bibliografia intorno al Belli consulti il Bovet, Le peuple de Rome vers 1840: Neuchàtel, Attinger frères, 1898. — L'edizione più completa dei sonetti è quella del Lapi, curata dal Morandi, alla quale si riferiscono tutte le nostre citazioni (Città di Castello, 1886-1889, 6ª edizione).