Mi fermai al 16 luglio 1846, e, riepilogando l'effetto immenso, profondo, fulmineo del grand'atto compiuto da Pio IX, col perdonare a tutti i condannati politici, precorsi alquanto il tempo seguente. Mi conviene ora ridare alla cronologia tutti i suoi diritti: imprescrittibili sempre, più che mai lo sono a proposito di Pio IX. La sua gloria di primo promotore, nell'ordine dei fatti (s'intende), del risorgimento politico italiano ha non solo gli anni, ma i mesi, i giorni, le ore contate.... E a passar oltre sbadatamente si rischia di non comprender più nulla nè della storia, nè dell'uomo.

La storia diviene una diatriba politica tutta pro o tutta contro, a seconda della fazione che la inspira; l'uomo un così confuso mistero di luce e di buio, di bene e di male, che la sua stessa personalità si oscura e si dilegua quasi del tutto, nè è più possibile distinguere e determinare la responsabilità sua e quella degli altri personaggi, portati via via accanto a lui o sbalzati lontano dalla bufera rivoluzionaria, che, non volendo, egli ha sollevata.

Chi guardasse soltanto ai primi effetti e così straordinari dell'opera di Pio IX, ci sarebbe quasi per un momento da scambiarlo per uno degli Eroi del Carlyle, la potenza creatrice dei quali è la sola realtà naturale, che, secondo il filosofo inglese, domini la storia. Questo, che è un po' il concetto medesimo del Machiavelli, per cui pure la volontà, l'energia, l'intelligenza individuale dei grandi uomini sono la causa unica di tutti i maggiori avvenimenti, non s'attaglia però che come un'apparenza fuggevole a Pio IX. È giusto soggiungere bensì, che, nelle complicazioni via via crescenti sempre più della storia moderna e contemporanea, tale concetto s'attaglia a tutti i grandi uomini sempre meno.

Al Carlyle derivava da quella metafisica tedesca, per la quale la storia non era che l'incarnazione visibile d'un' Idea: e al posto dell' Idea il Carlyle mise l' Eroe. Ma se quest'attenuazione o trascrizione inglese d'uno schema storico puramente metafisico è resa più pratica, più positiva, più francese, direi, dal Taine, che al posto dell' Idea e dell' Eroe ha messo un Fatto, da cui tutti gli altri provengono, e lo ha suddistinto nelle tre categorie: razza, ambiente, momento, che all'osservazione psicologica dovrebbero far scoprire il documento umano nella storia, Pio IX, il nostro eroe, non se ne vantaggerebbe molto di più, perocchè in lui è tale sproporzione coll' ambiente e il momento, che prima ancora che il momento passi e l' ambiente si muti, l' eroe è già quasi scomparso. Ne ebbe la chiara visione egli stesso, e l'ebbe (sia detto a lode della sua sincerità) e l'ebbe prima d'ogni altro, quando nella piena luce della sua apoteosi: «mi vogliono un Napoleone, diceva, mentre io non sono che un povero curato di campagna!»

Non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del repubblicano federalista, Carlo Cattaneo: «Pio IX fu fatto da altri e si disfece da sè»; non per questo diviene vera e giusta l'affermazione del mazziniano Aurelio Saffi: «il papa delle speranze e dei desiderii degli Italiani non esistette mai nella storia.» No, Pio IX non si disfece tutto da sè. Molti altri aiutarono: lo stesso Cattaneo e i suoi correligionari fra i tanti. No. Il Pio IX dal 16 luglio 1846 fino all'Enciclica del 29 aprile 1848, con cui disertò la causa italiana, fu una vera e grande realtà della storia, e a cui Aurelio Saffi credette allora non meno di tutti gli altri.

Più giusto, più vero, se mai, lo stornello contemporaneo del Dall'Ongaro:

Chi grida per le vie: viva Pio IX,

Vuol dir: viva la patria ed il perdono!

La patria ed il pardon vogliono dire

Che per l'Italia si deve morire...;