Di codesta purissima luce, effusa sulla nuova storia della nostra patria, dobbiamo rendere grazie a quell'uomo, e, sia benedetta la Provvidenza, che la rivoluzione d'Italia si impersona in una delle figure più elette del secolo.
Nè consentiamo alla puerile bestemmia che egli sia morto a tempo per la gloria sua.
Per la sua felicità, forse.
Ma, per la gloria? Che possiamo dirne noi? Che ne sappiamo?
Che cosa possiamo noi prevedere di una intelligenza, di un'anima entro la quale ardeva e folgorava così potentemente il raggio di Dio?
Un giorno, standosi il conte di Cavour sulle rive del lago di Ginevra, lo accostò un alto e biondo bernese, soldato della libera Elvezia repubblicana.
Lo fissò, e poi gli chiese:
— Sie sind Cavour? —
E, avutane risposta affermativa, gli occhi del popolano si velarono di lacrime. Afferrò le mani del grande liberale, le baciò precipitosamente, commosso. Poi si allontanò.
Si era al 1860: l'Italia sorgeva.