Le pauvre enfant non voleva tornare indietro e, costretto alla milizia dalle tradizioni della schiatta, scelse il corpo del Genio, il meno militaresco, il meno aristocratico, ma il più studioso e serio.
Condotto a fare il paggio in Corte per diritto di sua nascita e per obbligo della sua condizione di cadetto, non tardava a buttar in aria quella che egli chiama, con poca reverenza, una livrea.
I novatori cominciano tutti ad un modo: si fanno ribelli. Ma sono codeste le ribellioni che costano di più. Non mutano le consuetudini, nè la compagnia: ma quelle diventano irritanti, questa ostile; ne sono turbate le amicizie; l'ironia, la celia, il benigno compatimento lasciano trasparire l'irrisione. Niun conforto, se non la serenità della coscienza e la sincerità dell'animo: niuna che non sappia di diffidenza e di canzonatura. Camillo di Cavour, frugolo, irrequieto baldanzoso, esuberante, vivacemente eccitato dagli spettacoli di un mondo che spezza i ceppi e tenta vie nuove; avido di vita e tumultuanti nel suo capo idee, ambizioni, propositi, esce un bel giorno in una profezia:
— Sarò ministro del regno d'Italia. —
Il regno d'Italia!
Voi lo sapete, che cosa significava nel 1830 questa espressione?
Ne parlavano gli avanzi dell'èra napoleonica come di un sogno o di un'allucinazione. Nessuno osava risuscitarlo, neanche come illusione, neanche come speranza! La più stravagante fra le chimere! Un delirio di pazzi o uno sproloquio di rimbambiti!
Questo il regno d'Italia dopo il '21, dopo Laybach, dopo Verona.
Ed ecco che il paggio turbolento e recalcitrante è confinato al forte di Bard, uno dei baluardi che la Santa Alleanza voleva rafforzati in odio della Francia e del liberalismo occidentale.
Il forte di Bard domina una stretta gola nella valle di Aosta, in uno dei punti più austeri e più cupi della valle, un torvo ciglione si accampa e la sbarra.