Una vasta distesa di campi, in una pianura monotona, dalla quale a malapena, nelle giornate chiare, si scorge il bianco frastaglio dell'Alpe piemontese.

Un'abitazione rurale, intorno alla quale si affaticano contadini e brulicano mandre copiose, diventa il centro dell'attività di Cavour.

Quest'uomo che nega a sè stesso il dono di poesia e che, desto all'alba, passa i giorni nei campi, nelle risaie, nei prati, intento alle seminagioni, ai concimi, alle irrigazioni, all'incrocio dei merinos, all'ingrassare dei buoi, scrive nobili lettere, così lucide e liete, nelle quali la vita dei campi vibra di così grande efficacia morale ed intellettuale, come nessuna egloga virgiliana.

E intanto egli riconosce le quistioni economiche che dominano il mondo moderno. Nella pratica dell'agricoltura riscontra i concetti, le formule, i presagi dell'Economia politica: quando gli capiteranno i libri di Bastiat, avrà già intuito le difficoltà, le resistenze, gli ostacoli e concepito che la libertà economica è il segreto dell'ora che volge.

Allorchè, nei riposi della vita austera e laboriosa, egli viaggerà in Francia e in Inghilterra, compiacendosi di investigare tutti i segreti della vita moderna, vi ritroverà quel che già aveva indovinato.

Ma l'agricoltura è anche un'occasione per divulgare, colle cognizioni scientifiche, lo spirito di associazione, di stimolare l'attività sociale che egli indirizza alla produzione tecnica, al credito, ai primi aneliti dell'industrialismo, strappando al pauroso dispotismo le timide licenze.

Egli pensa ad una banca per azioni e, insieme al suo amico Petitti, esamina il nuovo problema delle strade ferrate. È una rivelazione: l'avvenire politico dell'Italia si schiude nella mente di Cavour. Fin dal 1842, egli sogna una vertiginosa corsa di traffici dalle Alpi al Jonio. Questo grande intelletto moderno rivede per la sua Italia la grandiosità delle antiche vie romane! E, insieme a tutto ciò, la coscienza completa di quanto occorre alla rigenerazione delle plebi!

Egli ha studiato la quistione Irlandese e ne scrisse pagine che sono viventi anche oggi, ha indagato il pauperismo e quell'embrione di legislazione sociale che era la tassa dei poveri in Inghilterra. Allora, quello spirito liberale, vede che l'educazione è il primo passo all'affrancamento e si accinge ad introdurre in Piemonte le scuole del popolo. L'intento è pericoloso: il governo di allora non s'acconcia alla novità: tutto ciò che sa di associazione, quanto nella istruzione o nella cultura esce dalle vie tracciate, inflessibili come dogmi, appare un sintomo di rivoluzione. Cavour persiste. Una società agricola si fonda, si aprono i primi asili infantili. Nè Cavour è solo in questa opera. Tutta una agitazione aperta, feconda, generosa, alla quale prendono parte i migliori del Piemonte. Ingegni austeri e pensosi, che si raccolgono nella libreria del conte Sclopis e s'incoraggiano nell'ospitalità del signor di Barante, l'ambasciatore di Francia, nel cui salotto, un giovane segretario, il signor d'Haussonville recava gli echi di Coppet, l'intellettuale cenacolo del liberalismo europeo. Presso il signor di Barante si adunavano quanti, a Torino, volevano respirare. Dura, monotona, servile vita era allora quella di codesta capitale, e lo fu sovratutto nel tempo che corse dopo i tentativi del '31 e del '33, fin verso il '45. Epoca oscura, nella quale Carlo Alberto seguitava l'angosciosa tenzone, chiuso nel suo enigma, mentre i ministri di lui si esercitavano alla più sospettosa reazione.

Vi sono lettere di Cavour che narrano quella vita angusta: la prigionia entro la quale il grande ed agile spirito soffocava. Tuttavia la esistenza di lui in quel tempo è una preparazione psicologica ad un'intensa azione, intanto che il suo intelletto si addestra con ostinata costanza a tutte le peripezie di una vita pubblica feconda ed attiva. Non vede come arrivarci, talvolta ne dispera. Per giunta, il suo cuore è spezzato dal triste epilogo di una storia d'amore. Intorno ad essa è il mistero, ma ne traspare tanto da comprendere la profondità dei sentimenti in questo gagliardo e gioviale uomo d'affari, come egli ostentò di parere.

È stato veramente un uomo grande. Nessuna cosa della umanità è fuori di lui ed egli nobilita l'umanità e innalza il dolore e l'amore colla delicata sensibilità nell'afflizione pudicamente discreta.