Il sentimento patriottico, in quel momento, fu troppo più forte del sentimento artistico.

Ed in quel momento il genio di Verdi fu pari al sentimento degl'Italiani; e non volle parlare che dell'Italia sua.

E scrisse la Battaglia di Legnano.

Io penso allo slancio infrenabile che avrà guidato Verdi all'inizio della sua nuova creazione; e penso all'ardore ed alla lena nella continuazione del lavoro; e penso alla forte commozione nel compimento dell'opera, che era la spontanea espressione del suo cuore d'italiano e che nei cuori italiani tanto entusiasmo doveva suscitare.

Quel godimento che la folla prova davanti all'opera d'arte, quando l'arte è vera e sincera, è già stato provato a mille doppi dall'artista creatore, dall'artista che esprime il suo sentimento, tutto assorto nella interpretazione ideale, precisa e fedele.

Ma l'opera d'arte deve essere il prodotto genuino dell'ispirazione, il frutto vergine del genio.

Guai se l'artista si lascia vincere dallo scrupolo della teorica! L'opera sua non sarà più sincera. Il caldo paesaggio meridionale si cambierà in nordica e gelata regione.

In arte, il genio è sole e la scienza è neve.

Al solo ricordo del successo immenso, incredibile, che la Battaglia di Legnano ebbe presso il pubblico di Roma, è facile immaginare con quale foga d'entusiasmo Verdi abbia compiuto l'opera sua.

Si sapeva che l'opera aveva un soggetto patrio, d'indole guelfa; ed in quel momento di fermento politico non si domandava di meglio. Gli uomini si recarono al teatro con la coccarda tricolore sul petto, mentre le signore distendevano sui davanzali dei palchetti sciarpe e nastri tricolori.