Una differenza notevole fra le Alpi Marittime e quelle settentrionali è poi la mancanza, superiormente alle foreste, di quella zona quasi continua di prati alpestri che attornia gran parte delle valli svizzere. L’estensione dei prati è qui di poco rilievo, specialmente sul lato sud, ove occupano appena 3000 ettari, mentre su quello nord si estendono almeno a 16.000. Sulle catene meridionali s’incontrano poche belle praterie (sugli altipiani di Marta, di Peirafica, del Piano Tendasco, dell’Aution, di Prals, di Millefuons, ecc.), predominando, sulle pendici poco inclinate, le erbe sottili, secche e giallastre. Il lato nord vanta bei prati, specialmente lungo certi dorsi montuosi (e sulle loro pendici superiori) quali il Colle Sestrera, la Colla Piana, la cresta Pianard, la cui bellissima prateria (1500 a 2200 m. sul mare) ricopre oltre a 800 ettari, il monte Merqua, ecc., poi nelle depressioni delle catene e nei circhi delle alte vallate. Quanto alle colture, esse forse in nessun punto raggiungono qui il loro limite climatico, rimanendo talvolta molto disotto a questo, causa le condizioni orografiche sfavorevoli; anche i campi di segala e di patate, nelle vere Alpi Marittime, non s’incontrano mai sopra ai 1800 metri.

Passando ora alla composizione ed al carattere della flora, troviamo ancora 325 specie nelle Prealpi e 274 nella zona veramente alpina (sopra i 2500 m.), la zona subalpina contando ancora 51 piante legnose e 16 piante annuali. Quasi tutte queste specie sono strettamente alpestri, mancando ben poche specie diffuse generalmente nelle Alpi; anzi vi si trovano ancora quasi tutte quelle pianticelle che in Isvizzera crescono perfino sulle più alte rocce, contandosi qui, fra una trentina di specie nivali, il Ranunculus glacialis, la Silene acaulis, la Cherleria sedoides, la Saxifraga moschata e la bryoides, la Gaya simplex, l’Artemisia spicata e la glacialis, il Senecio incanus, l’Eritrichium nanum, la Gregoria Vitaliana, ecc.; e, tra le specie eminentemente alpestri che però scendono più basso, l’Aster alpinus (scende a Casterino a m. 1560), la Viola tricolor e calcarata, la Sagina glabra, il Mulgedium alpinum, la Campanula Allionii Vill., la Linaria alpina, il Papaver alpinum, la Soldanella alpina, la Primula viscosa e hirsuta, la Nigritella angustifolia, la Gentiana verna e la germanica, ecc. Poche specie mostrano un carattere generico piuttosto mediterraneo: così la Iberis nana, il Linum alpinum, la Nepeta nuda.

In genere, la flora delle Alpi Marittime superiori si distingue per la grande varietà delle specie, ma ben raramente forma un tappeto denso, quasi pratoide. La maggior parte delle piante fiorisce nel giugno e nel luglio; le epoche più splendide però sono il principio di giugno, quando accanto alle nevi tuttora abbondantissime, sui detriti appena scoperti, si aprono numerosi fiorellini, quando le boscaglie di rododendri rivestonsi con miriadi di campanelle rosee, quando spuntano gli aghi del larice e le foglie degli ontani, dal colore così vivido; poi l’ autunno, quando, sotto le creste già ricoperte da candido manto, i mirtilli, che rivestono vasti tratti delle vallate settentrionali, risplendono con una incredibile varietà di tinte verdi, brune, gialle e rosse.

La differenza floristica tra i due lati delle Alpi Marittime non è molto risentita nella zona alpestre, essendo molto più notevole quella fra le Alpi Ligustiche (o anche i monti calcarei in genere) ed il massiccio centrale delle Marittime. Fra le specie qui limitate, a quanto pare, sui monti calcarei e calcescistici, citeremo: Helianthemum italicum, Polygala alpestris e chamœbuxus, Rhamnus pumilus, Cytisus pumilus, Astragalus aristatus, Paronychia serpyllifolia, Scabiosa graminifolia e italica, Erica carnea (a sud-ovest del Colle di Tenda tra 1100 e 2050 m.; Val Pesio), Nepeta nepetella, Stachys alpina, Globularia nudicaulis, Crocus vernus; di specie alpestri poi Ranunculus glacialis, Aquilegia alpina, Iberis nana, Helianthemum œlandicus, Rhamnus alpina, Papaver alpinum, le specie di Oxytropis e di Phaca, Dryas octopetala, Saxifraga moschata, Ligusticum ferulaceum, Myrrhis odorata, Campanula stenocodon, ecc. Speciali di quelle formazioni subalpine sono il Trifolium Balbisianum Dc., le Sassifraghe già menzionate nella regione montana e l’Iberis garrexiana, diffusa dalla Valle del Tanaro sino al dipartimento delle Basse Alpi.—Fra le specie ligustiche non trovate, a quanto pare, ad ovest del Colle di Tenda citeremo: Helianthemum lunulatum, Dianthus Carthusianorum, Cerastium alpinum, Trifolium pannonicum, Libanotis montana, Cephalaria alpina, Anthemis Triumfetti, Hieracium Morisianum, Loiseleuria procumbens, Gentiana tenella e germanica, Salix myrsinites, Calamagrostis arundinacea, Poa sudetica. Speciale alle Alpi Ligustiche è forse il Senecio Persoonii De Not. della catena a nord dell’alto Tanaro (Pizzo di Cornia e creste vicine).

Le specie che sembrano limitate al massiccio centrale, passando tutto al più sulle roccie permiche, sono per lo più vere piante nivali; tra le altre citeremo Dianthus deltoides, Sagina procumbens, Sibbaldia procumbens, Sedum Rhodiola, Senecio incanus e Balbisianus, Tozzia alpina, Scabiosa vestita, Lloydia serotina, Oreochloa pedemontana. Originari di questo gruppo delle Alpi Marittime (però diffuse per lo più anche sulle alte catene calcaree) sono, a quanto pare: il Cytisus alpestris Thuret (alte vallate della Vesubia), la Viola valderia All., la Viola nummularifolia (abbondante attorno ai laghi di Mercantour e di Rabuons), la Silene cordifolia All., la Potentilla valderia, la Centaurea uniflora, l’Achillea herba rota, il Cirsium Allionii Thuret (praterie umide del bacino della Vesubia, Sant’Anna di Vinadio), ma sopratutto la magnifica Saxifraga florulenta Morr., specie differentissima dai suoi congeneri e ben raramente fiorita.

Le paludi subalpine occupano, nelle Alpi Marittime, un posto ben modesto, cosicchè la flora limitata ai luoghi umidi v’è abbastanza povera; trovansi fra altri il Thalictrum alpinum, il Cirsium palustre, l’Epilobium parviflorum e alpinum, la Primula farinosa, la Tofielda calyculata, vari Eriofori (E. alpinum, ecc.), lo Sfagno; poi, accanto ai rivi e nelle loro acque, la Caltha palustris, la Saxifraga aizoides, l’Adenostyles albifrons, il Petasites albus, la Pinguicula vulgaris, l’Umbilicus pendulinus, il Nasturtium pyrenaicum, il Myriophyllum verticillatum; nei laghetti vegetano ancora Potamogetoni (P. alpinus, P. marinus). E nei siti umidi che talune specie alpestri scendono più basso, come l’Erinus alpinus, la Gentiana acaulis (insieme all’Arnica montana ed all’Asphodelus albus sul monte Fascia dietro a Genova, ad appena 605 m. sul mare).

Le formazioni più degne d’interesse, in questa regione, si possono raggruppare così: le foreste subalpine, le boscaglie di arbusti, le associazioni di grandi erbe, ed infine la vegetazione caratteristica dei luoghi aridi delle Prealpi.

I boschi superiori delle Alpi Marittime non la cedono in maestà ai più belli d’Europa; sono molto meno monotoni di quelli della Foresta Nera e della Norvegia, e, con tutto il loro aspetto severo, col silenzio profondo che vi regna d’ordinario, mostrano pure un lusso di vegetazione, una varietà di forme e di colori che li rende assai più attraenti di quelle antichissime foreste bandite della Svizzera e della Boemia. Così essi boschi portano la vita vegetale nella sua forma più grandiosa e più svariata sino nei più selvaggi recessi montuosi; manca loro il fogliame spesso, largo e fresco delle basse foreste, ma se queste sono più leggiadre, quelle invece sono più nobili. Chi ha percorsi quei boschi, d’ordinario solitari e ben lontani dai villaggi, pensa certo con mestizia ai tempi passati, quando tutt’attorno le pendici erano rivestite in simile modo dagli alberi. Ora il disboscamento, anche nelle valli superiori (specialmente in quelle della Gordolasca, del Borreone, di Mollières), ha fatto rapidi progressi, essendosi perfino costrutte importanti dighe per ritenere i rivi, nei quali accumulansi i tronchi tagliati, aprendo poi le cataratte, cosicchè il torrente con forza raddoppiata trascina il legno fino nelle basse valli. I Laghi dell’Inferno, che Gioffredo, due secoli fa, chiamava «attorniati da fitta selva di larici», hanno ora sponde squallide e nude, ed appena mostrasi nei loro dintorni qualche vecchio larice isolato. In molti boschi i larici sono ora così radi che vedonsi due volte tanti tronchi tagliati quanti viventi, e spesso incontransi pendici intieramente spogliate sulle quali spuntano ancora i ceppi degli alberi scomparsi.

Le più belle foreste subalpine vedonsi tuttora sulle alte catene meridionali: tra la Tinea e la Vesubia esse ricoprono almeno 4500 ettari, estendendosi da Clanzo, da Valdiblora e da Venanzone fino sui monti Tournairet (m. 2085) e Siruol; ancora oggidì vi sono abbastanza numerosi i lupi, le linci, le volpi, ecc., mentre nel medio evo ricoveravano anche cinghiali, daini e caprioli; sin verso il 1830 la foresta di Clanzo era una vera foresta vergine. Quella di Saleses, che dal passo omonimo (m. 2020) per un’amenissima valletta scende a Ciriegia sul Borreone, misura quasi 500 ettari, distinguendosi per le acque chiare ed abbondanti che vi scorrono, per lo splendore della flora che vi conta specie rarissime e talune piuttosto meridionali, per la bellezza dei prati intercalati, poi per il fusto regolare delle piante, la rimarchevole beltà delle essenze e la grandezza degli alberi, di cui taluni raggiungono 40 m. di altezza. Magnifici boschi sono poi quelli di Fremamorta, del Cavallé, di Devensè, di Clapeiruole (Val Gordolasca), della Mairis (tra la Vesubia e la Bevera), della Valmasca; nelle Alpi Ligustiche quelli della Bendola, del Gerbonte, di Rezzo, delle Navette, di Sestrera (Val Pesio), ecc. La più bella foresta che incontrammo nel bacino del Roja è quella che colle sue varie ramificazioni si stende da Briga in Val Levenza sin sotto alla Cima di Marta (2138 m.), tra le vallette della Madonna e del Riosecco, occupando quasi 1100 ettari e portando, nelle sue diverse parti, i nomi di Piné, Montneir, Sanson e Nava. La varietà della flora, stante il grande dislivello fra i suoi estremi (800 a 1900 m.), vi è infinita, ed inoltre essa è qua e là interrotta da belle praterie, da scoscesi burroni e da radure rocciose dalle quali si hanno estese vedute e si può apprezzare lo strano cambiamento di fisionomia prodotto dal disboscamento nelle catene tutt’attorno, di pari altezza, le quali sono per lo più affatto squallide, appena popolate da ginepri o ginestri. Nelle precipitose vallette che scendono verso il Riosecco sonvi ancora abeti giganteschi; sul lato del vallone di Sanson v’è un vecchio abete di circa m. 5 ½ di circonferenza. La foresta è percorsa da parecchie strade orizzontali ad uso dei boscaiuoli.

I caratteri distintivi di tutte le precitate foreste sono: la varietà abbastanza grande degli alberi, essendo però dappertutto rari quegli a foglie caduche; lo spazio abbondante fra i tronchi, permettendo il libero sviluppo di ciascun individuo; infine la foltezza, l’altezza e la ricchezza dei cespugli, come delle erbe che vegetano negli spazi: si contano ben 40 specie di arbusti, limitati in parte alle località più basse, quali il Clematis vitalba che cresce ancora a 1450 m. sul Piné e sopra le Terme di Valdieri; poi varie Rose, il Nocciuolo, il Biancospino, il Rubus discolor, il Ribes uva crispa, il Salix nigricans, il Faggio, il Sicomoro, il Ginepro, ecc.; in parte ai siti veramente alpestri, quali l’Atragene alpina, il Cytisus alpinus, la Rosa alpina e spinosissima, il Lampone (comune tra 900 e 1800 m.), il Cotoneaster vulgaris, il Sorbus aucuparia, il Ribes alpinum, la Lonicera nigra, i Mirtilli, l’Uva d’orso, il Rododendro, la Daphne mezereum, il Ginepro nano, ecc.—Tra le erbe, trovansi, nelle parti più secche dei boschi: Carlina vulgaris, Solidago virga aurea, Prenanthes purpurea, Euphrasia officinalis, Melampyrum nemorosum; poi, più in alto, Cirsium erisithales dai fiori gialli, Carlina acaulis, Arnica montana, varie Orchidee (O. odoratissima, ecc.), Pteris aquilina (talvolta molto grande). Predominano invece nei siti più ombreggiati ed umidi: il Ranunculus ficaria, l’Oxalis acetosella, la Viola silvestris, la Polygala vulgaris, il Geranium silvaticum, la Potentilla tormentilla, la Fragola (diffusa da 800 a 1200 m.), varie umbellifere talvolta alte sino a 2 m. (Trochiscanthes nodiflorus, Laserpitium latifolium, Molopospermum cicutarium), il Senecio silvaticus, il Phyteuma orbicolare, l’Atropa belladonna, la Salvia glutinosa, la Pulmonaria azurea, il Myosotis silvatica, il Digitalis lutea, l’Euphorbia hibernica, la Paris quadrifolia, il Polygonatum officinale, il magnifico Lilium martagon, la Fritillaria involucrata e delphinensis, l’Asphodelus cerasifer, la Scilla bifolia, il graminaceo Festuca gigantea (abbastanza raro, alto da 1 a 2 m.), varie felci (Polypodium dryopteris, Aspidium lonchitis, A. filix mas, A. oreopteris, Asplenium filix fœmina), la Selaginella helvetica; poi, in simili località, ma generalmente non sotto ai 1500 m.: Anemone narcissiflora, Pirola minor, Dianthus silvestris, Sagina Linnei, Stellaria nemorum, Epilobium spicatum (alto sino a m. 1 ½), Peucedanum Ostruthium, Astrantia minor, Doronicum Pardalianches (boschi del Borreone), Senecio aurantiacus, Leucanthemum maximum (bosco di Nava tra 1400 e 1900 m.), Achillea tanacetifolia, Phyteuma Michelii, Ph. Halleri, Gentiana lutea, G. cruciata, Digitalis ambigua, Urtica dioica, Convallaria maialis (Mollières, Val Pesio), Veratrum album, Allosurus crispus, Lycopodium selago, Selaginella spinulosa, ecc. Sulle larghe radici degli alberi, le muffe formano spessissimi tappeti verdi, mentre dai rami pende la strana Usnea barbata; ricchissimi sono poi quei boschi di funghi sia mangerecci (quali Boletus edulis e fragrans, Agaricus cæsareus, A. deliciosus, Morchella esculenta), sia velenosi, ma molto belli (quali Agaricus phalloides, A. muscarius, ecc.).