Alle 13 ripartiamo, e ricalcando, non senza attenzione, l’attraentissima cresta, raggiungiamo il signor De Falkner, col quale scendiamo per la parete Ovest, già pure percorsa nella salita fino alla forcella: di qui, piegando a sud e costeggiando i contrafforti meridionali della Croda, siamo in breve alla Forcella d’Ambrizzola, donde per la nota via dell’Alpe Federa e di Campo facciamo ritorno a Cortina.

La salita della Punta Sud per la parete Ovest e cresta Sud è breve, ma divertente e pittoresca in alto grado, a cominciare dal percorso del vallone di Formin (che si compie con notevole vantaggio sulla solita via, tutto in ombra) col suo colpo d’occhio meraviglioso sulla selvaggia parete occidentale della Croda. Dai piedi della parete fino alla cresta è una bella e facile arrampicata, sul genere di quella del Cristallo: il percorso della cresta sottile e vertiginosa, è «alpinistico», brevissimo—ma pieno d’interesse. Cosicchè si può sperare che d’ora innanzi la Punta Sud non sarà più quella modesta e dimenticata «Cenerentola» per la quale fu tenuta sin ora, e—senza pretendere di strappare il primato alla nordica sorella—verrà più sovente visitata dagli alpinisti, come si merita.

Croda da Lago:
Punta Nord
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Prima ascensione per la parete Ovest.

In un suo bellissimo articolo sul «Tourist» il noto alpinista R. H. Schmitt, uno dei più arditi campioni del C. A. Tedesco-Austriaco, raccontando una salita che egli fece da solo, per la solita via, della Croda da Lago, diceva parlando della famosa parete Ovest: «Mi parve che questa dovesse essere la via avvenire della Croda!»—Queste parole dello Schmitt mi fecero pensare alla possibilità generica di trovare alla bellissima montagna una nuova via; e nel 1893, dopo aver escluso ogni tentativo per la parete Ovest, che ritenevo offrire quasi nessuna probabilità di successo, e per di più pericolosa per la cattiva roccia e le cadute di pietre, dedicai i miei sforzi alla cresta Nord: su per questa, in unione alla brava guida Pietro Dimai, ebbi la fortuna di scoprire una nuova e direttissima via più breve e più bella dell’antica, al punto che le viene adesso da molti preferita.

Incoraggiato da questo successo, cominciai sin d’allora a formulare vagamente un progetto d’assalto alla parete Ovest, e nel 1895 trovandomi a Cortina d’Ampezzo, deliberai di tentarla. La bravissima guida Z. Pompanin accettò con entusiasmo la mia proposta; ci aggregammo, come seconda guida, l’ottimo Angelo Zangiacomi, ed a tarda sera del 28 agosto lasciavamo Cortina pian piano, misteriosamente, col favore della notte... e andammo a dormire all’«Albergo Tofana» a Pocòl, per guadagnare una buona ora sull’indomani, e non dar conto a niuno dei nostri progetti.

Alle 3,30 del giorno 29, con bellissimo tempo, lasciavamo l’albergo e giungevamo in un’ora al Casòn di Formin. Di qui, a misura che si saliva, per una traccia di sentiero, fra i macereti di cui è tutta coperta la Valle Formin, e che attestano il formidabile sfacelo di questi tormentati precipitosi fianchi della Croda, le acute guglie e i potenti muraglioni della superba montagna si disegnavano sempre meglio sotto il sole nascente: né si poteva contemplare senza emozione una parete come quella cui intendevamo dar la scalata.

Già due giorni prima eravamo passati di là, quando raggiungemmo per la prima volta dalla parete Ovest e la cresta Sud, l’estrema punta meridionale della Croda, senza serie difficoltà: ma questa volta avevamo da fare colla Punta Nord, il che era un altro paio di maniche: e ci accingevamo ad un’impresa che valenti alpinisti non vollero tentare, o tentatala fallirono. Così, osservando e studiando la nostra parete, giungemmo presto quasi al sommo di quel curioso altipiano detto «i Lastoni di Formin», salendo più alto di quanto apparentemente non ci convenisse, per avere un miglior punto di vista sopra la Croda.

Piz Popena e Monte Cristallo dal Passo Schönleiter (versante Nord)

PIZ POPENA E MONTE CRISTALLO dal Passo Schönleiter (versante Nord) Prem. Stab. Calcografico A. Fusetti Milano