I primi articoli che trattano di grandi ascensioni e che videro la luce nelle pubblicazioni nostre, furono in gran parte da lui tradotti da giornali del C. A. Inglese e da quelli Tedeschi, e subito accanto ad essi altri ne vediamo di varietà e geografici, quali i Viaggi ed ascensioni in Norvegia, in cui ci descrive questo singolare paese «così bello ed attraente per gl’immensi ghiacciai, per le innumerevoli cascate, per le folte foreste, per le montagne pur grandiose, malgrado la non grande elevazione, ma sopratutto per l’incomparabile incanto dei magnifici fjords»; quelli sulle Società di geografia ed i Clubs Alpini, sull’ Oberland ed i suoi ghiacciai, sulla catena del Suffaid Koh e sulla regione di Jellalabad nell’Afghanistan, sulle Esplorazioni nelle grandi Ande dell’Equatore, il sunto del libro del professore Albert Heim di Zurigo sui terremoti ed il loro studio scientifico, nel quale succintamente ci dà le norme da seguirsi affinchè qualunque persona, anche non munita di strumenti, possa riuscire a fare osservazioni; la descrizione del termografo stato collocato sul Faulhorn, occasione propizia a lui per muovere invito agli italiani di fare anche loro qualche cosa di simile su quelle vette ove non è possibile stabilire osservatorî; un lungo scritto sul nuovo metodo per lo studio dei ghiacciai, ecc.
È a lui, conoscitore di parecchie lingue, che si deve lo svolgimento preso dalla «Bibliografia» nel nostro «Bollettino» prima e nella «Rivista Mensile» poi, ove ci tenne continuamente al corrente di quanto accadeva e si pubblicava oltr’alpe, portando a conoscenza nostra ciò che praticavano i potenti Clubs d’Inghilterra, di Germania e Austria, di America, ecc.
Nè mancava mai di dar risalto ai punti dai quali avevamo qualcosa di buono da imparare, qualcosa di utile da imitare, ed affinchè ci servisse di sprone e di norma sicura e non rimanessimo indietro agli altri, iniziò nel 1874 la compilazione della Rivista generale dei Clubs e delle Società Alpine, che mantenne al corrente sino alla sua morte.
Mentre poi ci segnalava quanto di meglio facevano gli altri, non appena anche da noi qualcosa si era ottenuto, lo rendeva noto agli stranieri, esaltando l’opera nostra, onde ce ne venisse stima maggiore.
Le nostre pubblicazioni ebbero da lui un impulso vigoroso, e senza tema di errare può dirsi che, fra tutti i soci, fu quello che maggiormente contribuì con consigli e con pregevoli e numerosissimi scritti a dar loro l’importanza che oggi hanno. I suoi articoli che trattano d’un infinito numero di soggetti, attinenti all’alpinismo, nei primi tempi erano contraddistinti colle segnature: « Un membre étranger du C. A. I.; Un Inglese amico delle montagne » ecc.; e più tardi colle sole iniziali R. H. B., od anche col nome in disteso.
Tutti riuniti, i suoi scritti formerebbero certamente diversi volumi di molta importanza, specialmente se fosse possibile radunare anche quelli pubblicati sui periodici nostrani e stranieri. Vedrebbero allora gli Alpinisti Italiani qual mole enorme di utile lavoro, quante nobili iniziative, quante opere generose, Egli ha predicate, che ancor non hanno potuto avere completa attuazione nelle nostre Alpi; quanto potente fosse l’amore che quest’uomo portava alla nostra Istituzione, il cui progresso fu scopo di tutta la sua vita.
Allorchè il Padre Denza si fece iniziatore degli Osservatori meteorologici in montagna, Egli tosto accorse a sostenere, ad aiutare quella ardita iniziativa, offrendo generosamente e l’opera e l’obolo suo, sì che l’illustre scienziato non dimenticò mai di segnalare nei suoi scritti e nei suoi discorsi, l’aiuto che il generoso Inglese gli aveva dato nell’impianto delle stazioni di Belluno, di Casteldelfino, di Valdobbia, di Domodossola ed altre.
Ed il senatore Torelli al Congresso Alpino tenutosi a Bormio nel 1873, rendeva grazie egli pure al Budden, d’essere stato dei primi ad aiutare l’impianto dell’Osservatorio Meteorologico alla IVª Cantoniera dello Stelvio.
Nè minor fortuna ebbe il padre Filippo Cecchi, direttore dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze, quando a lui si rivolse, per stabilire nell’Appennino Toscano una rete di tali osservatorî che in breve volger di tempo, mercè l’aiuto che Egli ne diede e come privato e come Presidente della Sezione Fiorentina, poterono iniziare utili studi.
Amante sincero d’ogni progresso scientifico, quando seppe che il Padre Denza voleva tradurre in lingua italiana un libro del Whymper sui barometri aneroidi, e che difficoltà finanziarie facevano ostacolo a quel progetto, pagò del suo i diritti d’autore onde rendere possibile la traduzione, che per la morte dell’insigne scienziato non potè portarsi a compimento.