« Si può anzi aggiungere che il clima del parallelo di 45° rimarrebbe ancora preferibile a quello che adesso corrisponde al 50° grado di latitudine. Infatti secondo il calcolo già accennato del sig. Meech i numeri esprimenti l’irradiazione presente sul parallelo 50° ai due solstizi sono 164 e 900, ambidue minori assai di 201 e 1025 che esprimono l’irradiazione sul parallelo di 45° nell’ipotesi dell’eccentricità 0,0473. Il clima di Milano non potrebbe neppure diventare quello di Praga o di Kiew. » (loc. cit., pagg. 919-920).
E la differenza appare ancor minore se si tien conto della influenza ammorzatrice dell’atmosfera ( Le cause dell’Êra glaciale, p. 157, Nota ).
[49] A un risultato analogo egli arriva confrontando non più le radiazioni solari rispondenti al giorno centrale dell’inverno ora e quando si aveva l’inverno in afelio con triplice eccentricità orbitale, ma le radiazioni solari rispondenti al giorno medio dell’inverno attuale di 179 giorni e del supposto inverno glaciale di 199. Egli trova così che le latitudini di 40°, 50°, 60°, 70°, 80° e 90° dovevano fruire allora nel giorno medio invernale della radiazione che ora fruiscono le latitudini di 43°.3, 52°.4, 61°.7, 71°.3, 84° e 90°. Lo spostamento delle isoterme iemali corrispondente a queste variazioni sarebbe quindi tanto minore quanto maggiore è la latitudine.
Il terzo modo di confronto istituito dal signor Culverwell tra la somma delle radiazioni di quei 199 giorni invernali, con quella dei 199 più freddi del nostro anno attuale non mi pare giustificabile in alcun modo, perchè 20 di questi ultimi che sono nel semestre d’estate (e hanno quindi una durata tanto maggiore quanto maggiore è la latitudine), non hanno termine di confronto tra i 199 del supposto periodo glaciale.
[50] Glacial Nightmare and the flood. London, 1893.[51] Vedi “Annales du Bureaux Central Météorologique de France„ 1883, I.[52] Se si ammette che anche da tutti i corpi celesti, visibili o invisibili, toltone il sole, arrivi alla terra una quantità di calore sensibile (che è misurata dalla temperatura di una superficie nera irradiante la stessa quantità di calore, detta temperatura dello spazio ), anche questa radiazione deve intendersi compenetrata in quella rappresentata da t c. Ma le misure fatte fin qui di questa ipotetica temperatura dello spazio non reggono alla discussione (Vedi il mio libro: Appendice I ), ed io accolgo finora l’opinione di Langley che la radiazione stellare è trascurabile.[53] È noto che la legge esprimente la dipendenza della radiazione dalla temperatura fu formulata in vario modo, dopo Newton, da Dulong e Petit, da Rossetti, da Stefan ed altri. Ora è generalmente accolta come più conforme all’esperienza la legge di Stefan secondo la quale la quantità di calore irradiata da un corpo alla temperatura t verso un involucro solido alla temperatura t c è proporzionale alla differenza delle quarte potenze delle due temperature, riferite allo zero assoluto: (273 + t) 4 - (273 + t c ) 4. Ma le esperienze di Maurer e le discussioni di Trabert hanno dimostrato che la radiazione notturna verso il cielo è espressa assai meglio dalla legge di Newton, alla quale del resto si riducono con sufficiente approssimazione anche le altre leggi, quando le temperature t, t c, contate dallo 0° ordinario, non siano molto elevate in confronto a 273°.[54] Questo fatto si ricava dal confronto tra l’equazione che esprime l’equilibrio termico dell’aria con una notissima formola empirica di Mendeleef largamente verificata in regioni della terra assai remote l’una dall’altra. L’equazione accennata è, secondo i principii svolti sopra,
mr (t - t c ) + nr (t - t s ) = S + V
la quale ci esprime che la somma della quantità di calore irradiata da una particella d’aria a temperatura t verso il cielo [ mr (t - t c ) ] e di quella irradiata verso il suolo o ricevuta dal suolo se negativa [ nr (t - t s ) ], fa equilibrio al calore solare (S) assorbito dalla particella stessa e al calore portato o (sottratto) (V) dal fenomeni meteorologici; r è il potere assorbente dell’aria, m, n due fattori esprimenti la trasparenza pel calore irradiato dalla particella degli strati d’aria ad essa sovrastante e sottostante. S è piccolissima, perchè l’aria è quasi perfettamente permeabile pel calore solare, V si potrà trascurare generalmente, perchè gli effetti dei fenomeni meteorologici si compenseranno. Allora si ha approssimativamente
t
=
t
c
+ (
t
s
-t
c
)
n
m
+
n
che è del tipo della formola di Mendeleef