È caratteristico il deposito morenico che alle falde di Moncuc costituisce l’attuale Piano di Selva Nera sulla sinistra della valle, il quale è «un tratto di terreno pianeggiante diretto da nord-ovest a sud-est, di larghezza variabile fra 200 e 300 metri, di 3 chilometri circa di lunghezza, e leggermente inclinato verso un secondo bacino, a monte di Cogne, nel quale giace il villaggio di Lilaz (m. 1607), allo sbocco dei valloni di Valeille e di Urtier; l’inclinazione è quindi in senso opposto a quella del tratto di valle compreso fra Cogne e Lilaz[68] ». Quest’altipiano, secondo il dott. F. Virgilio, sarebbe stato un tempo il fondo d’un lago formatosi per sbarramento glaciale «originato durante la fase di regresso del periodo glaciale dell’antico ghiacciaio di Valnontey, il quale, rimasto ad occupare colla sua parte terminale per un certo tempo il bacino di Cogne, formò barriera insieme colle sue morene laterale destra e frontale al libero defluire delle acque di fusione dei ghiacciai in ritiro di Grauson, d’Urtier, di Acquarossa, di Bardoney e di Valeille[69] », il quale lago si sarebbe poi vuotato in seguito allo sbrecciamento del morenico presso Moline per l’azione erodente delle acque.

Di tale opinione non è il prof. M. Baretti, il quale così obbietta: «Quando nel ritiro i ghiacciai di Grauson, di Urtier, di Bardoney, di Valeiglia, si confinarono nelle rispettive valli, l’ammasso morenico da essi accumulato allo sbocco del bacino di Cogne, potè aver trattenuto le acque nel bacino di Lilaz fino a sventramento dell’ostacolo morenico di Moline; un piccolo lago glaciale si sarà formato a Lilaz, ma non fino a Moline, come pare abbia immaginato in un suo lavoro il dott. Virgilio, giacchè il solco di valle fu completamente riempito dal morenico, tanto che il torrente fu poi obbligato ad aprirsi la via tra le rocce di destra ed il morenico; se lago allungato fosse esistito, esso avrebbe occupato gran parte del solco di valle in senso trasversale, ed il torrente, dopo svuotato il lago, avrebbe percorso un tratto pianeggiante verso il mezzo di detto solco. Se lago esistette, questo fu solo rispondentemente al piccolo bacino di Lilaz, e quindi in iscala molto ridotta a petto dei veri laghi glaciali, come quello di Combal ed altri[70] ».

Queste obbiezioni all’ipotesi del dott. Virgilio non ci paiono sufficienti per escludere la possibilità che nel tronco di valle a monte di Cogne fino a Lilla si fosse formato un notevole lago per sbarramento glaciale. Anzi, l’osservazione delle condizioni locali ci rende favorevoli a detta ipotesi.

Quando avvenne il distacco dal ghiacciaio di Valnontey, di quelli di Grauson da solo, e di quelli d’Urtier, di Bardoney e di Valeille, ancora uniti in un unico ghiacciaio, diminuì in questo l’elevazione della superficie superiore della sua fronte in confronto di quello di Valnontey sbarrante la valle, essendo cessata la causa del suo rigurgito che ne sopraelevava la superficie; inoltre, la sua potenza essendo minore di quella del Valnontey, anche minore doveva riuscirne il deposito morenico. Per conseguenza la superficie del deposito morenico caotico che occupò tutto il solco di valle superiormente a Cogne fino a Lilla, risultò di livello più basso della gran diga formata dal ghiacciaio di Valnontey e dalla sua potentissima morena laterale destra e terminale da Moncuc a Moline. Inoltre, il depositarsi di questa lungo il piede del ghiacciaio intercluse sul fondo della valle il corso delle acque di fusione dei ghiacciai superiori, obbligando queste a ristagnare, innalzarsi e costituirsi in lago.

Se si ammette che il deposito morenico lasciato dai ghiacciai ritiratisi a Lilla raggiungesse l’altitudine di 1700 (se poco più o se meno, non resta infirmato il ragionamento), la sua superficie orizzontale coperta dalle acque del lago, aveva un’estensione in senso trasversale di circa un chilometro, ed il torrente, dopo svuotato il lago, percorreva appunto un tratto pianeggiante verso il mezzo del deposito, tale essendo anche ora la posizione del suo percorso, cioè all’incirca a metà distanza orizzontale fra le curve di livello 1700 e 1800 dei due fianchi della valle. Più sottile e poggiante su pendio più ripido, il manto morenico di destra più facilmente franò in parecchi tratti mettendo a nudo la sottostante roccia. Ritirandosi esso pure il ghiacciaio di Valnontey, e battuta in breccia la sua morena terminale dal torrente Grauson presso Moline, in questo punto s’incise sempre più profondo lo sbocco alle acque provenienti dalla valle superiore, per cui si può ben dire che il torrente, dopo svuotatosi il lago, ne percorse il fondo verso il mezzo abbassandosi quasi verticalmente, senza cioè dar luogo a notevoli divagazioni laterali.

A dare maggior elevazione al piano di Selva Nera nella sua parte a valle contribuì anche la maggior quantità di detrito morenico contenuto nella maggior altezza posseduta ivi dal ghiacciaio per il sovraccennato rigurgito. Quel lago avrebbe coperto una superficie di circa 3 km. di lunghezza per 1 di larghezza.

Perdurando le cause del ritiro dei ghiacciai; anche il gran ghiacciaio di Valnontey abbandonò il bacino di Cogne ritirandosi nel suo vallone, ed il ghiacciaio ricoprente il piano di Lilla si separò anch’esso nelle diverse correnti di Valeille, Bardoney e Urtier ritirantisi esse pure nei rispettivi valloni. Le morene abbandonate in questo ritiro sono numerose, alcune assai potenti e ben conservate; così sono abbondanti i depositi morenici presso Lilla, come quello a monte del villaggio formato dalla confluenza delle due correnti di ghiaccio ivi convergenti; così pure è degna di nota la bella morena frontale dalla sottile cresta lasciata al Crêt dal ghiacciaio d’Urtier dopo separatosi da quello di Bardoney e d’Acquarossa.

Nel vallone di Valnontey sono pure numerose le morene antiche, alcune ammantate di belle pinete; le più belle si osservano a Reppiaz, Babein, Bova, Valnontey, Persipia, sopra Vermiana, ecc.

Oltre che dai depositi morenici, il passaggio dei ghiacciai è rivelato da numerose rocce arrotondate, levigate, striate, che si possono osservare ad ogni passo e che attestano della grande potenza del fenomeno glaciale.

Risalendo i valloni, l’aspetto del terreno va modificandosi gradatamente: le morene ricoperte da folta vegetazione con piante di alto fusto cedono il posto ad altre sulle quali la vegetazione va man mano diminuendo; agli alti alberi sottentrano i cespugli, agli ubertosi pascoli, freschi per copia d’acque, ne succedono altri a rare zolle, che poi si trasformano in aride ondulazioni di terreno su cui stentatamente allignano magre pianticelle d’erbe alpine.