In tutte tre poi queste carte osservasi un grave errore, già segnalato nel suo citato lavoro dell’avv. Bobba, il quale, riferendosi alla carta al 50.000 dell’I. G. M., dice: «il ghiacciaio del Rol su di essa confonde la propria onda con quella del ghiacciaio delle Sengie tra la Punta Rol e la quota 3105, sicchè pare che dal vallone dell’Arolla si possa senz’altro, passando pel ghiacciaio omonimo e con tutta facilità, raggiungere il piano superiore del ghiacciaio delle Sengie e di là il Colle di Forzo o quel di Monveso, soltanto cioè con una traversata in piano di due ghiacciai. Invece, il ghiacciaio d’Arolla termina verso S. sopra l’orlo di una elevata scarpa, alta in media oltre 300 m., che altro non è se non il prolungamento della cresta O. della Punta di Forzo..... sulla carta Paganini tale bastione spicca in modo chiarissimo»; così pure sulla cartina dei signori Yeld e Coolidge e sulla carta al 100.000 annessa alla recentissima Guida delle Alpi Occidentali (Vol. IIº Graje e Pennine, Parte 2ª) dei signori G. Bobba e L. Vaccarone.
Il ghiacciaio d’Arolla ha un’estensione massima nel senso nord-sud di 1250 metri, per una media estensione est-ovest di 800 m., con un dislivello massimo di 300 metri. Nella fronte di questo ghiacciaio si possono considerare tre protuberanze, quasi tre rami. Abbiamo collocato il segnale + Nº 11-D.P.—1895 tutto scolpito e colorato in minio sulle rocce che limitano a nord il ramo mediano che è il più proteso. Una freccia scolpita nei due estremi e colorata a minio in tutta la sua lunghezza dà l’allineamento alla fronte: questo allineamento passa per il punto dove la cresta divisoria fra i due ghiacciai d’Arolla e delle Sengie cambia natura cessando le rocce d’aspetto liscio per succedervi invece quelle di aspetto scabro. Un analogo segnale disponemmo pure sul ramo sud del ghiacciaio e vi tracciammo l’indicazione + Nº 12—D.P.—1895.
Nel ghiaccio del ramo nord una caverna con vôlta che si protende oltre le rocce potrebbe essere indizio di avanzamento.
Ghiacciaio di Valeille. —È il più ampio del vallone, di cui forma un superbo sfondo ghiacciato; discende da quella cresta arcuata che dalla Punta Sengie, per la Punta Valeille ed il Picco d’Ondezzana, sale al Grand St.-Pierre. La parte sua più elevata è quella che discende dal Grand St.-Pierre presso al Colle di Teleccio (3326 m. secondo la carta I. G. M., 3296 secondo la carta Paganini); la sua fronte si trova invece a 2500 sovra un imbasamento di roccie a picco verso valle e sulle quali il ghiacciaio forma uno splendido coronamento sfavillante ai raggi del sole e sviluppantesi da est ad ovest per circa 400 metri.
Questo piedestallo roccioso presenta una profonda depressione verso ovest, e da questa effluisce un’alta lingua di ghiaccio che forma la parte più avanzata del ghiacciaio e dalla quale sbocca il torrente principale.
Della fronte generale del ghiacciaio abbiamo preso la fotografia addì 19 agosto, dal punto della strada di caccia ove questa è rotta ed attraversata da un torrentello che discende dal fianco sinistro del vallone; e così pure abbiamo preso la fotografia in dettaglio dell’estremità inferiore del ghiacciaio, della predetta lingua di ghiaccio. Sulle rocce a picco che si trovano alla destra della lingua effluente di ghiaccio abbiamo collocato il segnale + Nº 1—95 scolpito e colorato a minio: la retta che unisce questo segnale coll’estremità più protesa del ghiacciaio passa per il Colle di Teleccio nel punto che, osservato dal segnale, appare il più depresso.
Sulle roccie incassanti a sinistra il ghiacciaio, abbiamo pure scolpito il segnale Nº 7, il quale, unito mediante retta col punto A segnato su uno spuntone di roccia emergente dalle morene sul versante sinistro, permette di fissare le parti più prominenti della linea a festoni che costituisce la fronte generale del ghiacciaio sopra il sovraccennato piedestallo roccioso. Questa doppia segnalazione l’abbiamo fatta per le seguenti considerazioni.
La summentovata lingua di ghiaccio che costituisce la parte più avanzata del ghiacciaio deve evidentemente essere molto sensibile anche al più piccolo ingrossarsi del ghiacciaio sovrastante e premente, per cui s’allungherà sensibilmente; ma, per la sua piccola entità rispetto a quella di tutta la fronte del ghiacciaio, riesce certamente meno sensibile alle eventuali diminuzioni nel sovrastante ghiacciaio. Queste saranno pertanto meglio testificate dal superiore allineamento passante per il segnale N. 7 e per i punti più protesi della fronte generale del ghiacciaio, mentre questa fronte, per la sua posizione sull’orlo del piedestallo roccioso, non è adatta a far ben conoscere anche i piccoli avanzamenti del ghiacciaio obbligato a staccarsi e franare giù dal precipizio.—Il segnale N. 1 fu posto addì 7 agosto, e quello N. 7 nel giorno 11 agosto.
In relazione con la grandezza del ghiacciaio di Valeille stanno le sue morene, delle quali molte sono ben caratteristiche e disposte a cordoni molto regolari; ciò si verifica specialmente sul versante sinistro. Presso l’estremità della fronte del ghiacciaio s’innalza una gigantesca morena, terminata a valle da un colossale pignone conico; questa morena, che conviene salire per accedere al ghiacciaio, separa questo da una piccola vedretta che si trova alla sua sinistra, cioè ad ovest.
Il percorrere il ghiacciaio di Valeille riesce molto interessante; sopra la prima caduta di seracchi quasi marginale, la superficie del ghiacciaio si fa ad un tratto molto regolare e sale dolcemente limitata dall’accennata bella morena di sinistra; dopo un non lungo tratto percorso verso sud si arriva nell’interno del circo glaciale, dove il paesaggio è quanto mai strano e caratteristico. E qui l’amico Bobba ci perdoni se ancora una volta ci serviamo delle sue parole: «Mentre si attraversa il ghiacciaio, non so trattenermi dall’ammirare la chiostra strana che lo accerchia; la si direbbe opera d’uomo tanto è regolare: attorno ad una vasta distesa di ghiaccio sbiancato, la cui pianezza non è turbata da alcun rilievo, si eleva una muraglia scoscesa, macchiettata qua e là, e altrove variegata di striscie di neve cui numerosi pinnacoli dalla sembianza arcigna e selvatica coronano; verso ovest, al disopra d’una gradinata di seracchi, si rizza sovrano il Gran San Pietro col suo corteo di Apostoli: alla sua destra l’Ondezzana leva in alto la bruna cervice; verso la valle poi la vista è quasi chiusa dai contrafforti delle cime delle Sengie e della Patrì. Così nulla distoglie dalla contemplazione di quel solitario circo, e nulla turba la sensazione d’isolamento che vi si prova»[76].