.... el Papa del gran tempio della Gloria,

L'Imperator di articol letterari,

.... el gran Kan de l'onor, del disonor:

Per donna de servizi el gh'ha l'Istoria,

E i poster tucc dedree per servitor.

Eppure il Porta si commoveva facilmente sino alle lagrime quando leggeva libri patetici. Narra il Grossi ch'e' toglievasi «spesso cogli occhi bagnati di lagrime dalla lettura dell'Eloisa di Rousseau o dalla Delfina di madama di Staël». E il Porta confida candidamente all'amico: «A proposito di Schiller, ieri l'altro mi hanno portato il Don Carlo. L'ho letto subito, e gli ho pagato il tributo d'un otre di lagrime».

Le teorie bandite dal Berchet (che fu il primo, com'è noto, a levare lo stendardo romantico in Italia) erano a ogni modo sostenute con vigoria dal Porta. Egli s'infervorava nella mischia; e contro l'anti-romantico giornale L'Accattabrighe, contro la Biblioteca Italiana, ma più contro Carlo Gherardini fratello del dotto Giovanni, e contro il gazzettiere Pezzi, combatteva coll'arme che gli era naturale, il ridicolo, a pro del Manzoni, Berchet, Ermes Visconti, Torti. Il ciclo letterario delle poesie portiane risuona tutto de' suoi colpi.

Il Manzoni, pago della serena canzonatura argutissima L'ira d'Apollo, non si mescolò nella scompigliata zuffa letteraria; egli che, in tutta la lunga sua vita, mai rispose a' suoi critici; segno anche questo d'una superiorità che non si può non ammirare. Inoltre, egli stava lontano: dimorava allora a Parigi. Ma non era malcontento che un Porta e un Grossi lo difendessero dai colpi dei gazzettieri al soldo del Governo e dei seguaci inviperiti del vecchio credo mitologico.

I buffi sonetti che il Porta compose, spropositando nei vocaboli, nel numero delle sillabe, nelle rime, al modo d'un esilarante poetastro avvocato Pietro Stoppani, che allora faceva ridere tutta Milano, cominciano con quello, amenissimo, dedicato al Manzoni, a proposito della tragedia Il Carmagnola, pubblicata allora di fresco:

Noi tutti letterati di Milano,