egli li tramuta comicamente in questi altri:
Tucc dormiven; no gh'era in tutt Milan
Fors nanch cent lengu de donn che se movess.
Dopo quante prove e riprove gli riuscivano questi versi! Lasciò fasci di frammenti di Dante sepolti sotto cancellature infinite. Raro gli scaturiva dalla penna una bella strofa di getto. Non si accontentava mai del proprio lavoro, e consumava ore ed ore sopra una quartina, talvolta sopra un verso. Si tormentava per la rima, e lo si capisce dalla litania di rime che scrive negli angoli de' fogli. I primi manoscritti del Bongee, del Marchionn, sono una selva inestricabile di pentimenti; gli ultimi, invece, nitidissimi. La sua scrittura è per solito regolare; par quella d'un frate.
Un giorno, in cui credevasi quasi guarito, Carlo Porta promise agli amici rallegrati che, appena alzatosi dal letto, avrebbe composto uno scherzo sulla propria malattia....
Dopo morto si trovò che a un volume autografo di versi di lui mancavano molte pagine: alcune strofe erano raschiate e qualche nome di persona colpita da satira soppresso. Aveva fatto egli stesso tutto questo? O aveva (come sembra) pregato il Grossi di cancellare quelle strofe e lacerare quelle pagine? Nell'esaminare quel volume, trovo tracce palesi della mano del Grossi. Sul principio dell'amena novella Fraa Zenever si legge, scritto di sua mano: «Novella stampata, ma certamente meritevole di molte correzioni». È fama che monsignor Tosi stesso, che confortò il Porta in punto di morte, abbia presieduto alla distruzione di parecchie poesie di lui, che gli parevano contrarie alla religione e al buon costume: egli medesimo, forse, avrà suggerita quella postilla.
La famiglia volle che un'iscrizione, nel cimitero di San Gregorio, ricordasse il principe de' poeti milanesi. Il De Cristoforis, un mite romantico, la compose; ma quando si trattò di chiedere all'autorità municipale d'inciderla, questa la trasmise all'abate Robustiano Gironi, censore, per la sua approvazione; ma il Gironi, direttore della Biblioteca di Brera, uno de' compilatori della Biblioteca Italiana, consigliere reale e dichiarato nemico de' romantici, de' loro sostenitori, e quindi del Porta, non volle accordarla. Vi trovò cento difetti; vi sofisticò in tutti i modi per non farla passare. Il De Cristoforis perdette la pazienza, se ne lagnò coll'autorità municipale, e il Gironi dovette piegare la testa. L'iscrizione fu scolpita:
CARLO PORTA MILANESE
CONDUSSE LA POESIA DEL PATRIO DIALETTO
AD UNA PERFEZIONE NON PRIMA CONOSCIUTA
CUSTODÌ IL PUBBLICO DENARO CON CHIARA ILLIBATEZZA
DEL PROPRIO FU LIBERALE AGLI INDIGENTI
NEL XLV DELL'ETÀ SUA
LA MATTINA DEL V GENNAIO MDCCCXXI
PLACIDO CONFIDENTE IN DIO
LASCIÒ IL PADRE, LA MOGLIE, I FIGLIUOLI, I FRATELLI
I CONCITTADINI DOLENTISSIMI.
PREGHIAMOGLI L'ETERNO RIPOSO!
Quest'epigrafe si leggeva nel camposanto, ora soppresso, di San Gregorio; le ossa del poeta non si trovarono più. Lo stato deplorevole de' cimiteri, lamentato dal Foscolo, giungeva a tal segno che nel muro de' pii recinti si collocava la lapide ricordante il defunto, e a venti, cento, dugento passi di distanza si seppelliva la salma di lui.... Solo un lurido custode sapeva dove, press'a poco, il tal cadavere stava sepolto: un chiodo spesso lo indicava, null'altro che un chiodo confitto.