— Addio, addio, diabolica e divina montagna; un adoratore del tuo fuoco ti saluta commosso; addio, addio! Domani all'apparire del giorno cercherò inutilmente nello spazio la tua cima fumante e mi domanderò con tristezza: rivedrò più il Vesuvio?

— Addio, poetici colli del Vomero, di Pompei e di Sorrento. Addio, placide marine del golfo, che lontane tornerete assidue, come sogni tristissimi e soavi, alla memoria ed al core dell'amico lontano; addio, addio! — Il bastimento ha cominciato a fremere al gorgoglìo della caldaja che ribolle nel suo ventre; i segnali dell'imminente partenza sono dati e già è principiato lo sgombro di tutti coloro che son qui per affari o per addii, fra i quali il nostro Enrico che sarà l'ultimo ad allontanarsi.

— Si parte! addio, mio buon amico, e addio, addio a te dal profondo del core, o Napoli maravigliosa, addio! Io non ti ho certo adulata come tutti gli altri tuoi amanti, ma tu non volermene male, perchè forse più di tutti gli altri ti amo. Addio, Napoli mia, e, se l'ira del tuo vulcano non ti tocchi in eterno, vogli compatire il piccolo figlio d'una delle tue cento fortunate sorelle, che limpida e sconfinata, come la serenità del tuo cielo, vorrebbe la purezza della tua grande anima di fuoco. —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (edifizi/edifizj, frenesia/frenesìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.