(in tono di acerbo rimprovero, gridando e aggrottando le sopracciglia) Che fate lì?

Nina

(tutta spaurita) Sa... signor direttore... mi pulivo il dito. Veda... è macchiato d'inchiostro. (E, stendendo il braccio, mostra il dito macchiato.)

Vannucci

(con ira eccessiva) Ma ci vuol tutta la sua faccia tosta per venirmi a contare di simili ragioni. Gliel'ho ripetuto fino alla nausea, cocciuta d'una ragazza, che mettere le mani in bocca è ciò che vi ha di più ristucchevole e di più indecente. Ma tutto fiato sprecato! Le mie parole le entrano in un orecchio e se n'escono dall'altro! Si ha un bell'affacchinarsi [pg!250] da che fa giorno a che fa notte! Ecco, ecco quel che se ne ha in compenso: malecreanze, mali modi e ingratitudine. Gli è già un pezzo che lei, signorina mia, si è guastata. Guardi, guardi, guardi qui gli ultimi suoi rapporti, e mi dica un po' lei stessa se non c'è da inorridire. (Consultando nervosamente il registro) Cinque in geografia... tre in calligrafia... quattro in grammatica... zero in condotta! E per giunta? Per giunta: «ho sedici anni.» Vuole che gliela dica come la sento? Vuole che glielo faccia in tre parole il suo ritratto?... Cervellina, ignorante e ingrata. Sì, ingrata!... Ingrata!

Nina

(vorrebbe parlare e non può: la parola le si strozza in gola) Signor... diret...tore, signor... di...rettore.... (Scoppia in un pianto dirotto.)

(Un silenzio.)

Vannucci

(mortificato, si accosta a Nina, le solleva la fronte con le mani tremanti, le asciuga le lagrime col suo fazzoletto, le carezza leggermente i capelli, e le mormora all'orecchio:) Ho torto io, Nina, ho torto io..., ma... te ne prego... non mi lasciare!