(si è appisolato sulla vecchia poltrona, con le spalle volte al signor Vannucci. Ha davanti il tavolinetto su cui sono una tazzolina vuotata e un mazzo di carte.)
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Vannucci
(è seduto presso la scrivania, curvo sopra un registro aperto, e scrive. Un lungo silenzio. A un tratto, si lascia scivolare con mal garbo la penna dalle dita) Ih, che inchiostro! Che inchiostro! (Prende l'orciuolo e versa inchiostro nel calamaio. Quindi, stringendo fra le labbra i peli più lunghi dei baffi, borbotta:) Si va male. Male assai! (Guardando il registro) Punti scadenti in grammatica, punti scadenti in geografia, punti scadenti in condotta...: punti scadenti sempre! Fatiche buttate via con queste fanciulle benedette! L'istruzione obbligatoria?... A che pro? A che pro?... Fisime, caro don Paolo, utopie, sogni! La scuola nel villaggio! Uhm! Che sbaglio! Ignoranti vogliono restare, ignoranti! Ed è meglio!... Oh, la santa, beata e comoda ignoranza! Altro che progresso! Diceva bene il celebre Giuseppe Verdi: «Torniamo all'antico!» Già, voi siete un progressista sfegatato!... Menate vanto di seminare in campagna le idee della città e quindi non potete essere della mia opinione. Non è così? Eppure, voi, che dite di conoscere a fondo l'umanità, dovreste capirmi. (Un silenzio.) Don Paolo, parlo con voi. (Un silenzio.) (Alzando la voce e chiamando:) Don Paolo, don Paolo!
Don Paolo
(svegliandosi) Oh!... Sono all'ordine. (Pigliando il mazzo di carte) Faccio carte io.
Vannucci
Ma, don Paolo, non è l'ora della partita. Vi eravate addormentato?
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Don Paolo