(che è rimasto indietro per schivare gli occhi di Francesca, stretto tra la passione che lo invade e l'avvilimento di sè stesso, quasi per sottrarsi al tormento, non veduto, prende il cappello, e, con la fronte bassa, senza far rumore, esce.)
Graziella
(interrogando Francesca con intimità timida e affettuosa) Come lo sapevate che ne avevamo tanto bisogno?
Francesca
Io resto spesso la notte, per due o tre ore, sulla strada, davanti alla vostra porta. Mi ci rannicchio e faccio finta di dormire. E, invece, metto tutto l'orecchio sul legno, e, nel silenzio, se voi due parlate, alcune parole mi giungono chiare. Io ero già al mio solito posto prima che egli arrivasse. Io li ho visti i giovinastri che cantavano. E quando egli è comparso laggiù, in fondo al vicolo, per nascondermi a lui mi sono allontanata nell'ombra, ma non troppo. Mi ero anche accorta che voi avevate aperto un poco il finestrino... ed ero sicura che voi avevate nel cuore gli stessi palpiti che avevo io. Vi benedicevo e pensavo: «in ogni caso, ci saranno quattro braccia a difenderlo». Poi, per fortuna, i giovinastri hanno svoltato per l'arco di Sant'Agnese: egli si avvicinava, si avvicinava, i giovinastri sparivano; tutto era tranquillo; egli è entrato sano e salvo; la porta si è richiusa;... io ho baciato a terra.
Graziella
(guardandola con uno stupore misto di tenerezza profonda) Anche voi, dunque, state a vigilare sempre?
Francesca
Sempre.
Graziella