Grazie.... (Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in piedi, un po' stralunato.)

Giulia

(guardandolo con una certa meraviglia) Non vuole sedere?

Manlio

(sedendo inquieto) Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.

Giulia

(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei, assume un contegno chiuso e fiero.) Ella avrebbe potuto espormi nella sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.

Manlio

Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi. M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...

Giulia