(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:) Questa è sedia di mia pertinenza.

(Donna Sofia trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli occhiali, si mette a leggere. La Mirelli trascina una sedia qualunque e siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. Faustina, servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la Marchesa Antonucci e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto alla signora Mirelli. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue lorgnettes col manico dorato. Adalgisa si è affacciata al finestrone e si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche cosa.)

Suora Elisabetta

(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)

Adalgisa

Avete fretta, suora Elisabetta?

Suora Elisabetta

Ho da fare, giù, al primo piano.

Adalgisa

Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra vicina.