Faustina

Figuratevi l'impressione mia nel momento in cui quell'individuo mi si è avvicinato. Aveva gli occhi che parevano di fuoco e la faccia che anche all'oscuro si vedeva ch'era più bianca della carta. «Ohe, chi volete?» — gli ho domandato sùbito, scansandolo. E lui, con la voce che gli tremava nella gola, ha balbettato: «Si può vedere la signora Artunni?» «Sono più delle otto — gli ho risposto io, pronta a non dargli quartiere — : è difficile che la Direttrice vi riceva. Essa può farlo quando vuole, s'intende; ma io le conosco le sue abitudini. Qui, le ore del parlatorio sono da mezzogiorno alle due, e anche lei, per dare il buon esempio, soltanto in queste ore riceve».

Giulia

(profondamente turbata) E lui?!...

Faustina

Signora mia, io non ci ho capito niente. Prima si è appoggiato al muro come se avesse avuto un colpo di mazza in capo; e poi, appena che ha preso fiato, un poco a pregarmi che corressi da voi, un poco a scongiurarmi per non farmici venire, e tanto si torceva, tanto smaniava e così pieni di lagrime aveva gli occhi, che, credetemi sulla parola, (commossa) per la prima volta da che campo... un uomo mi ha fatto pietà!

Giulia

(mal celando l'angoscia e l'impazienza) Ma il suo nome non glie lo hai domandato?

Faustina

Si chiama Sarnieri... Varnieri.... Poco o niente me l'ha fatto sentire. Ma insomma somiglia al casato di quella signora che viene a trovarvi qualche volta.