Siete diventata livida, benedetta!
Giulia
(seguendo l'impulso di giustificarsi) Forse, un po' l'emozione di poco fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio, mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che sto benissimo....
Suora Elisabetta
(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran tazza fumicante) Ecco, signora Giulia.
Giulia
Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. (Alle quattro donne:) Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare in pensiero per me. (Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa esagera la dissimulazione.) Ma perchè, ma perchè quelle facce smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre! (Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa, annunzia:) Signora Ferrucci, la cena è servita! (Esce.)
Suora Elisabetta
(la segue.)