Ulrico

(attonito) Dell'anima!... (Si tortura i capelli con le dita nervose. La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel vuoto.)

Sonia

(rasserenata, buona, amicale — si leva.) Addio, Ulrico!

Ulrico

(in un urgente trapasso) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (Egli è come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema energia istintiva per salvarsi.) Lo respingo non per cercare ancora di ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla, non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda, tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione, nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.

Sonia

(è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna l'implorazione:) Ulrico!...