(con uno scatto di cruccio allarmato) Ti sembro io una demente?

Agnese

(sollecita e tenerissima) Oh, no!... Una demente, no! Non è mai demenza l'impulso di confortare, d'incoraggiare, di augurare. E i vostri occhi sono pieni di un pensiero sicuro e sagace, la vostra fronte è rischiarata dalla piú lucida ispirazione... (La trae a sé, e se la stringe al petto.) No, no, mia piccola grande amica misteriosa, voi non mi sembrate e non siete una demente!

Sonia

(rimpicciolendosi nell'abbraccio) Grazie! Grazie!... E non mi dimenticare, te ne prego! Non mi dimenticare!

IV.

(Irrompono Francesco e Ulrico — che si avviavano verso il vestibolo e, dalla stanza attigua, hanno scorto Agnese.)

Francesco