(esegue velocemente, distribuendo bicchieri e guastade.)

Raffaele

(al braccio di Martino) Ma perchè non vi ricordate mai di me quando i compagni vostri vanno in cerca di danaro?

Martino

I miei compagni non mi vedono di buon occhio. Da che sono tornati a stare con me sotto lo stesso padrone, mi hanno sulle corna. E poi, che affare potreste combinare con questi straccioni?

Raffaele

Se dànno il pegno, io sto sicuro. E a voi il quindici per cento sugl'interessi non manca. Avete una famiglia sulle spalle, e io sono un uomo di coscienza.

(Tutti si sono seduti e ciarlano. Si ode un mormorìo confuso. Entra Nannina.)

Nannina

(è una donnina bella, giovanissima, pallida: occhi infossati. È vestita poveramente, ma con una certa civetteria: gonna breve, zoccoletti luridi, trascinati da piedi piccoli in calze colorate. Il corpetto serrato, di color blu, mette in mostra le anche: intorno al collo un gran fazzoletto rosso, di cui due cocche unite scendono a punta sul dorso e due sulle mammelle. Cammina mollemente. Ha un aspetto malinconico e, nondimeno, i suoi sguardi sono ricercatori e provocanti.) Don Pasqualino, per favore, mezzo litro. (Si ferma poco lontano dal banco di vendita.)