Tilde

Temo che tu non ti accorga di quello che dici al signor Nino.

Ernesto

(concitato) Vi prego, o signora, di non provocarmi per conto suo. Io sono in casa mia e non posso....

Tilde

(con audacia) Che cos'è che non puoi? Sentiamo. Un gentiluomo come te sa quali forme abbia il dovere di serbare in casa propria o altrove, qualunque sia la sua intenzione. Tu ce l'hai evidentemente con me e col signor Nino. Parla. Di che ti lamenti?

Ernesto

(meravigliandosi e fremendo ) Di che mi lamento io?!

Tilde

(prendendo il disopra) Vorresti ch'io fossi più severa con lui? Di': questo vorresti? Io ti proibisco anzitutto di occuparti con tanta acredine di una cosa che non ti riguarda.