Ernesto

(ancora seguendola) E dove vai, adesso?

Tilde

(innanzi allo specchio, mettendosi il cappello in furia) Vado a Napoli. Il tuo amico ha sollecitato un abboccamento con me? Io glielo accordo senza por tempo in mezzo. Non più tardi di oggi, gli parlerò. Prima di partire da Sorrento, telegrafo alla zia che giungo tra poche ore. E telegrafo anche a lui. Ho l'onore di sapere dove abita... il sireno! Mia sorella mi ha data questa preziosa notizia: ne approfitto. (In piedi, presso la tavola, scrive velocemente due telegrammi e un biglietto, mentre Ernesto parla.)

Ernesto

Ma, Tilde, rifletti a quel che fai. Non prendere delle risoluzioni sotto l'impulso delle tue idee esagerate. Gustavo Franchesi è un gentiluomo perfetto. Ha un bel nome. Dispone d'un patrimonio non disprezzabile. Potresti pentirti d'averlo trattato male. Resta qui, oggi, con me. (Sottolineando) Domani, sarai un po' più calma ed esamineremo freddamente il pro e il contra. Il ritardo d'un giorno non aggiunge nè toglie nulla.

Tilde

(tutta vibrante di collera) Con una ragazza che è già così esaltata e con un malfattore che, naturalmente, non ammette dilazione? (Tocca il bottone del campanello elettrico.)

Ernesto

«Malfattore, scroccone, mistificatore, invalido»! Dio degli dei!