(crucciandosi ostentatamente) No! no! no!... Così non ne faremo niente! Quell'aria di martire non vi si addice.... E poi, che so?, io mi aspettavo tutt'altra cosa! Troppa prudenza!... Troppa mitezza!... Troppa umiltà!... (Impaziente, si alza.) Non ne faremo niente, vi dico, non ne faremo niente!... (Pausa.) Che bel sole!... Che aria tiepida!... (Lo guarda con civetteria lievemente beffeggiatrice.) Sembra primavera! (Butta via il manicotto, e comincia a togliersi il paltoncino, accostandosi molto a lui.) Ho perfino caldo. Tiratemi queste maniche. (Allunga un braccio per farsi aiutare.)

Ricciardi

(le toglie del tutto il paltoncino, lo mette in un angolo, e siede un'altra volta, accasciato.)

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Clara

Come vedete, non ho ancora perduta ogni speranza!... Non me ne vado. Resto, e mi metto à mon aise.... Lo permettete? (Un silenzio. — Va in giro per la stanza, osservando, curiosando. Presso il pianoforte, si ferma, guarda l'album aperto sul leggìo, con caricata sentimentalità.) Chopin!... Secondo notturno. Ah! quello in cui è un delizioso effetto d'organo, così pieno di misticismo.... Che soavità! (Con una mano accenna sul pianoforte le prime note d'una volgare canzone napolitana: «La ritirata».) Che dolcezza!... (Continua la rassegna.) Questa stanza è il simbolo del vostro cervello: c'è tutto!... (Si ferma presso la scrivania) Laboratorio letterario. Officina epistole e annessi. (Prende il foglio scritto.) Si può?

Ricciardi

Scarabocchi.... Robuccia appena abbozzata.... (Con la speranza ch'ella legga) Non voglio che leggiate.

Clara

Ci scommetto che l'avete lasciata quassù apposta per farmela leggere.... Vediamo.