[ATTO SECONDO.]
Salotto elegantissimo e bizzarro. Un carattere artistico predomina. La stanza è ottagonale. Nella parete di fondo, si apre, a due battenti, una grande porta, da cui, discendendo pochi scalini, si va in un grazioso giardino. Nella parete a sinistra, collaterale alla gran porta, un'altra porta. Nella parete a destra, un'ampia finestra attraverso la quale si vede, ancora, il verde del giardinetto. Qua e là, mensole con sopra gingilli squisiti, statuine in marmo e in bronzo, vasi di fine maiolica. Sparsi dovunque, ritratti di donne di tutte le dimensioni e in grandissimo numero. Un'ampia scrivania sovraccarica di carte, di libri e di giornali. Un pianoforte. Librerie, tappeti, stoffe antiche.
La camera è inondata di sole.
SCENA I.
RICCIARDI, solo, poi, il servo LORENZO.
Ricciardi
(va aggiustando i mobili capricciosamente. Apre il pianoforte, cerca fra le carte di musica) Ah!... Il mio Chopin!... Questo ci vuole! [pg!112] (Colloca l'album di Chopin sul leggìo. Riflette. Apre l'album.) Suggestivo!... (Mette più in mostra qualche bel ritratto di donna) Bene.... Così.... (Va alla scrivania, prende un foglio scritto e, in piedi, legge a bassa voce:)
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole...»
(Pensa per comporre il resto.) «... del sole... del sole...»
Lorenzo